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Una giornata a Stresa sul lago Maggiore
Di Uberto Tommasi
Il percorso che dalla montagna porta a Stresa ci lascia intravedere tratti dello splendido panorama lacustre dal quale emergono, ammassata parvenza, le isole Borromee, simili a manifatture chimeriche, avvolte come sono in una sorte di irreale nebbiolina che le rende morbide e trasognate.
Giunti a Stresa, colpiti dalla sfilata di palazzi liberty, parcheggiamo la macchina e scegliamo di passeggiare lentamente immedesimandoci nella filosofia dell’eroe del libro “Il pellegrino zoppo” di Josef Capek, che per il suo impedimento fisico si muove lentamente sostando spesso, cosa che consente di osservare minutamente ciò che agli altri sfugge e di riflettere.
“La cittadina”, ci racconta un compagno di passeggiata “lascia ancora trasparire le tracce del suo splendore, il suo sviluppo turistico ebbe inizio nel XVIII secolo, come testimoniano delle splendide ville, ma l’espansione maggiore l’ebbe nel ‘900, quando vennero costruiti i favolosi alberghi liberty del lungolago e la sceglievano come tappa personaggi come, Charles Dikens, Lord Byron, Stendhal. Un tempo, prima del ‘1000 si chiamava Strixia, da striscia di terra, poi fu feudo ambito ed amato del vescovo di Tortona, dei Barbavara, dei Visconti ed infine dei Borromeo, che l’abbellirono, i cui fantasmi, raccontano vecchie leggende, la notte sembra che vaghino ancora attorno alle antiche dimore.”
Camminando arriviamo a piazza Marconi, dove si trova l’imbarcadero e sulla quale si affaccia la parrocchiale neoclassica di Sant’Ambrogio realizzata nel 1790. All’interno ci fermiamo ad ammirare alcune splendide tele di scuola lombarda. Usciti dalla chiesa passiamo dinnanzi alla Villa Ducale, oggi sede del Centri Studi Rosminiani. La villa è circondata da uno splendido giardino all’italiana il cui orgoglio è un monumentale cedro del Libano piantato nel 1860.
Il nostro ospite intanto continua a raccontarci delle isole Borromee, dell’Isola Bella, dell’Isola dei Pescatori e dell’Isola Madre quindi ci convince a risalire in macchina per dare un’occhiata a Villa Pallavicino, ed al suo parco ricco di piante rare ed abitato da numerose specie di animali in libertà.
E’ sera quando prendiamo la via del ritorno lasciando dietro di noi questo mondo architettonico, interrotto da ciuffi di palme, magnolie, agavi, raccolte in terrazzi e giardinetti. Paradiso raro, unico nel suo genere, simile ad una galleria d’arte in riva ad un lago stupendo, mosso, quasi agitato, ma non troppo (come nelle sinfonie per violoncello).
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