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Il SENTIERO SILENZIOSO INDICATO DALLE CHIESE DI MANFREDONIA
di Uberto Tommasi
Teste pagane in pietra e sacre geometrie ornano la chiesa di Santa Maria Maggiore. Una zona pare destinata all’accoglienza e l’altra a trattenere il pensiero. Nella basilica di San Leonardo scudi crociati in nero, e croci patenti dell’ordine, scolpite nella pietra, stanno a ricordare la presenza del misterioso ordine monastico militare.
Il pavimento si apre davanti a noi ostentando un’apparente accessibilità, come per dire: “Sono liscio e sgombro, camminatemi sopra indifferenti.” Eppure a noi lo spazio in pietra appare arduo da percorrere e non perché interrotto dalla verticalità delle colonne corredate da misteriose teste, che ricordano beffarde il Loki della mitologia nordica, ma per le sacre geometrie incise nel marmo rosso.
Ci troviamo a Manfredonia e più esattamente in quella teca del tempo che rappresenta la chiesa di Santa Maria Maggiore di Siponto. Ci siamo arrivati seguendo il sentiero silenzioso delle chiese giudaico-cristiane, cioè di quei luoghi frequentati da seguaci di Cristo in fuga dalla Palestina che, come San Pietro, rimasero convinti che il cristianesimo dovesse rimanere un credo riservato agli ebrei. A conferma un abitante del luogo ci racconta che, fino all’inizio del secolo scorso, nella chiesa, ogni sabato, era celebrata una funzione religiosa. La Chiesa si presenta divisa in due parti. Quella superiore, detta dell’Icona, costruita con una pietra rosa cui i raggi del sole al tramonto ridanno colore, sembra imporci una linea di condotta, come se ci dicesse: “Dovete stare immobili, lasciando che lo spazio circoli intorno a voi. Se vi situate nel modo giusto, il tempo non avrà più presa. La sabbia della clessidra smetterà di scorrere.”
Il luogo sembra destinato alle celebrazioni mentre, all’opposto, la parte inferiore nera d’ombre sembra tacere, lasciando ai magici disegni del pavimento il compito di inviare, attraverso il tempo, un messaggio solo a chi ha i mezzi per capirlo, ed offrendo alla banalità dei turisti curiosi solo il messaggio decorativo. Mentre la parte superiore sembra destinata all’accoglienza, quella inferiore pare trattenere i pensieri. Come se qui il pensiero trovasse il suo spazio. Una lapide dedicata a Diana, l’Artemide romana, collega il tempio dedicato al culto mariano, alla sovrapposizione dell’immagine della Madonna a quella della divinità pagana dai numerosi seni, avvenuta ad Efeso, nell’odierna Turchia. Infine un sarcofago, quello del Dux Tulliano, menzionato nel 595 dopo Cristo da S.Gregorio Magno, sembra posto a guardia dell’ipogeo, per impedire che qualcuno ne turbi il silenzio.
Usciamo dal luogo avvolti da una calma assorta e malinconica e torniamo sulla strada per raggiungere, a dieci chilometri da Manfredonia sulla strada per Foggia, la Basilica di San Leonardo, un complesso Abbaziale dei cavalieri teutonici costruito tra l’XI secolo ed il XII.
All’ingresso, a fianco del portale di stile romanico, due leoni con un uomo in bocca, paiono ammonire i soliti turisti mascherati da bambini cretini con pantaloni corti, macchine fotografiche, berretti a visiera, magliette pubblicitarie. Entriamo nella chiesa dove scorgiamo sopra una parete gli scudi crociati di nero, dei misteriosi monaci guerrieri, che decorano la parte inferiore di una serie di affreschi policromi. Usciamo da quella che forse un tempo era la vera porta della chiesa e riconosciamo la croce patente dell’ordine scolpita a lato del portale, destinata ad essere un segno di riconoscimento nelle buie notti medievali, per il viandante che avesse toccato l’arco di pietra con le mani. All’aperto, ma racchiusa in un poderoso “Ortus conclusus” scorgiamo una possente ciminiera che la gente del luogo definisce forno del pane, ma che le dimensioni indicano anche come probabile officina di alchimie, simile ai misteriosi camini di Castel del Monte, costruzione dettata dalla meccanica solare, la stessa che nella Basilica di S.Leonardo permette che un fascio di raggi solari, annunciando l’entrata del sole nella costellazione del cancro, penetrino il 21 giugno di ogni anno dal rosone che orna la volta a botte, rinnovando il rito di sovrapporre l’immagine del Sole Invictus, di cui Costantino era il Pontefice Massimo, a quella del Cristo, che da quel dì fu ornata dalla corona di raggi solari. Alla sera lasciamo Manfredonia riprendendo la via di casa e pensando che forse andando avanti nel sentiero silenzioso che questa città c’indica arriveremo a comporre qualche cosa che s’è spezzato. Ma che cosa?
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