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Questa domus de janas e' la piu' antica chiesa d'italia!

di luoghimisteriosi Contatta l'autore

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Si trova nei pressi di bonorva (SS) 131 nella piana di S. Lucia ed è costituita da una ventina di tombe ipogeiche, ossia sotterranee scavate durante la fase del neolitico lungo il ripido costone di trachite. I primi riferimenti relativi a S. Andrea Priu risalgono al sec. XIII.
Le tombe vengono chiamate domus de janas e venivano utilizzate per seppellire ed onorare i defunti. La parola domus de janas (=casa delle fate) è abbastanza recente, quando nell’immaginario collettivo sardo si era ormai persa memoria della loro funzione originaria e si credeva fossero abitate da streghe, fate e gnomi. Domus de Janas deriva infatti da Diana, la dea della caccia, esistono anche diverse leggende che dicono di aver visto queste ninfe apparire in questi luoghi. La Tomba del Capo in particolar modo non è stata mai toccata dai contadini, che usavano questi luoghi come ovili o depositi, proprio per paura ad entrarvi.
LA TOMBA DEL CAPO
L’ipogeo è costituito da 18 vani, di cui 3 molto vasti (i principali), disposti lungo lo stesso asse e 15 cellette più piccole disposte attorno ai tre principali. Risale al 3000 a.C. ed è stata chiamata in questo modo non perché ospitasse un re o qualche personaggio, ma perché è la più ampia tra tutte le altre tombe.
L’interno di questi luoghi mantiene l’aspetto delle coeve abitazioni:architravi, stipiti, pilastri di sostegno laterale e zoccolatura perimetrale, questo perché si credeva che il defunto ritornasse a nuova vita, che avesse necessità di continuare a vivere in un luogo simile alle capanne in cui aveva trascorso l’intera esistenza.
Infatti notevoli quantità di utensili e oggetti di vita quotidiana, i corredi funerari, venivano accostati al corpo. Si credeva insomma, già allora, in una sorta di resurrezione, proprio come il popolo egizio, la cui similitudine è sorprendente.
Inoltre sono stati ritrovati scheletri di uomini in posizione fetale, così disposti perché potessero rinascere direttamente dal grembo della Madre Terra e cioè la grotta in cui venivano deposti. L’ambiente era anche interamente colorato di ocra rosso, il colore del sangue, ma qui inteso come fluido che porta la vita, l’energia per risorgere.
All’entrata della grotta è possibile vedere una sorta di solchi rotondi, erano coppelle votive per raccogliere le offerte destinate ai defunti, cibo, olio, grano.
Questo luogo fu riutilizzato come chiesa bizantina nel 535 d.C., come testimoniano le tombe scavate nella roccia con cuscino simbolico.
Fu poi riconsacrata nel 1313 come chiesa intitolata a S.Andrea dal Vescovo di Sorres Guantino di Fanfara. Venne intonacata di bianco, affrescata e i pilastri interni furono levigati e trasformati in colonne. Chiusero inoltre le nicchie di sepoltura lasciando solamente i tre vani principali: nartece per i catecumeni, aula per i fedeli già battezzati e presbiterio per i sacerdoti.
Sopra l’altare fu aperto un pozzo luce per illuminare il sacerdote con la luce del sole, così da dargli un’apertura divina di fronte a tutti i fedeli che invece restavano al buio.
Anche la pioggia era importante perché proveniva dal cielo e, entrando direttamente in Chiesa, toccando l’altare, defluiva in due canali che finivano in un pozzetto utilizzato come fonte battesimale, perché era già considerata benedetta. All’interno troviamo diversi affreschi, un Cristo pantocratore nella mandorla con i quattro evangelisti ai lati, i 12 apostoli alla sua destra e la sua infanzia alla sua sinistra.
Di fuori è possibile trovare diversi avelli, “contenitori” antichi di defunti e in cima una statua del dio toro al quale i cristiani hanno tagliato la testa.
Questo luogo è considerato una delle prime chiese del tempo delle persecuzioni e l’ennesima dimostrazione di un tempio cristiano costruito su un tempio pagano!

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