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Sosta obbligata per chi visita la costa occidentale della sardegna è Bosa, cittadina arroccata sul mare. Il pezzo forte di Bosa è il Castello dei Malaspina, di cui restano le mura e le torri. Il castello è attualmente oggetto di scavi. L'unico edificio rimasto all'interno delle mura è la piccola chiesa di Nostra Signora de Regnos Altos, del XIV secolo. Al suo interno, custodisce un notevole ciclo d'affreschi, su tre pareti. I temi del ciclo sono vari (ritratti di sante e santi, l'adorazione dei re magi, San Giorgio che uccide il drago, una curiosa leggenda dei tre vivi e dei tre morti…). Gli affreschi sono abbastanza ben conservati e vale la pena ammirarli con calma. Due chilometri fuori Bosa, si trova la chiesa di San Pietro, ex Cattedrale della città, in stile romanico, con influssi lombardi. L'esterno è semplice e poderoso. Purtroppo, non abbiamo potuto visitarne l'interno, che comunque dovrebbe essere poca cosa, perché la Chiesa, la domenica, chiude a metà mattinata. Da quel che ho capito, è una chiesa sconsacrata o, quanto meno, non utilizzata se non in occasioni particolari.
Proseguendo la discesa verso Cagliari ci si può fermare al nuraghe Losa, uno dei più grandi della Sardegna. Il nuraghe è davvero imponente e complesso. Ha una forma trilobata. Al suo interno una camera centrale, con nicchie-giaciglio, altre due camere laterali e una terza da cui si accede o dal tetto o da un'apertura esterna parecchio scomoda. All'interno del muro, una scala porta ai due piani superiori. Oltre al nuraghe, si notano tre torri di difesa, attorno al nuraghe vero e proprio, e resti di due cinte murarie, segno dell'espansione del nuraghe. In pratica, era una piccola cittadina fortificata.
Anche la tappa successiva è di carattere preistorico. Visita al Pozzo sacro di Santa Cristina. Il pozzo è forse il sito archeologico più curioso della Sardegna, pur essendo molto semplice. E' costituito da una semplice apertura triangolare, con dei gradini che permettono di scendere fino alla pozza d'acqua. Quello che rende particolare questo pozzo è l'assoluta geometria dell'opera. Ogni pietra è stata tagliata alla perfezione e messa con la stessa perizia, ogni gradino è perfettamente squadrato. E non sto parlando della parte più esterna, di restauro, ma dell'interno del pozzo. A vederla, sembra un'opera moderna e, invece, ha migliaia d'anni. La guida che accompagnava la visita si è lanciata in un'esuberante spiegazione di cosa facessero gli antichi in questo luogo, con tanto di cerimonie e riti di purificazione. In realtà, non sappiamo come fosse utilizzato e come e perché sia stato costruito il pozzo, per il semplice motivo che gli uomini preistorici non scrivevano, come sanno tutti, e quindi non ci hanno certo potuto lasciare testimonianza di riti, cerimonie o credenze. Si può solo supporre che il sito avesse una valenza sacra. Oltre al pozzo, si possono visitare i resti di una sala rotonda, forse per le riunioni della tribù, e un vero e proprio villaggio preistorico, ovviamente con nuraghe annesso. Uscendo, si passa davanti ai "muristenes", piccole abitazioni d'origine medievale, in cui, a Maggio e Ottobre, i fedeli del posto si riuniscono per più giorni, per festeggiare Santa Cristina, nell'omonima chiesetta sullo spiazzo, nella quale è rimasto davvero poco d'antico.
A questo punto, se si ha il tempo si può visitare il complesso nuragico di Barumini, Su Nuraxi, ossia il nuraghe più grande della Sardegna. La visita richiede comunque almeno una mezza giornata quindi sarebbe conveniente dedicarci un'altra giornata. Decidiamo invece di fare una visita fugace sul monte Arci, che gli archeologici conoscono in quanto è l'unica riserva di ossidiana di tutta la Sardegna. Siamo così andati alla ricerca dell'ossidiana nera ma abbiamo scoperto che ne esiste anche una rossa.
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