Camera con vista: Monte Sirai 3000 anni fa.
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Se si osserva da lontano Monte Sirai, si vede subito all’orizzonte l’albero da cartolina, il piccolo ulivo rugoso talmente piegato dal vento da sembrare scolpito. Battuto per millenni dal maestrale sulla sommità del colle questo stanco alberello affonda le sue radici tra le rovine di grandi civiltà scomparse.
Siamo nel sud ovest della Sardegna, a un chilometro da Carbonia, a meno di venti chilometri dal mare, questo è Monte Sirai, un colle (191m sul livello del mare) che domina la vallata che si estende a suoi piedi, fino al golfo di Palmas e a rilievi montuosi(il monte San Giovanni e il monte San Michele Arenas). Su questo colle si sono avvicendate civiltà profondamente antiche, quella nuragica, quella fenicio-punica, quella romana, e tutte hanno lasciato dei segni del loro passaggio.
Non c’è da stupirsi che civiltà tanto diverse e lontane abbiano scelto di fermarsi qui: basta salire sulla sua sommità e lasciare vagare lo sguardo perché si apra una vista enorme e affascinante che percorre le stradine che solcano la pianura sottostante fino al mare da un lato e fino alle montagne dall’altro. Il colle è coperto dalla bassa e robusta macchia mediterranea che spande i suoi odori forti e evocativi e la sera, quando non c’è quasi nessuno si possono sentire i belati delle pecore che pascolano sul lato della collina divisa in piccoli campi. Le due isole gemelle Sant’Antioco e San Pietro si mostrano vicine e luccicanti quando la notte si illuminano e rischiarano il mare attorno , sul quale si riflette la luna.
Fin dal neolitico si hanno tracce del passaggio dell’uomo e anche l’epoca nuragica ha lasciato importanti reperti, ma la testimonianza più consistente comincia dal periodo fenicio (750 a.C. circa). L’insediamento, poco esteso,comprendeva le abitazioni civili e alcune strutture pubbliche tra cui il tempio della dea Astarte, divinità feconda e materna. Di recente scoperta e piena di fascino è poi la necropoli che ospitava i resti inceneriti dei defunti. L’insediamento venne distrutto dalla successiva installazione dei cartaginesi (520 a.C. circa), che erano padroni della parte costiera dell’isola; essi si impiantarono prima in quantità modesta, ma durante la loro permanenza l’insediamento crebbe,venne fortificato e ampliato. La necropoli di età cartaginese è ben conservata, permette di osservare le tombe a camera scavate nella roccia che fungevano presumibilmente da tombe familiari e che recano l’ immagine capovolta della dea Tanit, uno tra i simboli più famosi della storia della Sardegna, e il Tofet, il caratteristico santuario. In epoca romana la città non subì modifiche oltre l’abbattimento delle fortificazioni, e poté continuare un’esistenza tranquilla fino al 110 a.C. . A questo punto della storia si apre un mistero, la città viene abbandonata in quest’epoca senza apparenti spiegazioni e gli studiosi ancora si interrogano su questo fatto. Da quel momento la vita del colle ha ripreso il ritmo comune della natura e la presenza umana è stata nei secoli esigua, limitata all’allevamento di animali e alla coltivazione di orti sulle pendici e questo probabilmente ha contribuito al mantenimento dei reperti storici e dell’ambiente naturale.
Dagli anni ’60 del ‘900 Monte Sirai ha ripreso una vita dinamica, sono stati iniziati gli scavi e facilitate le vie d’accesso, nel rispetto del paesaggio si è cercato di avviare quel tanto di modernità che potesse permettere di godere pienamente del luogo, come l’introduzione della corrente elettrica e la costruzione di un museo che proteggesse e nello stesso tempo organizzasse la zona archeologica. Come lo possiamo visitare oggi Monte Sirai è un luogo in cui l’interresse storico e naturale si intrecciano, un luogo che dà spazio all’osservazione ma anche alla partecipazione attiva. Tra le costruzioni moderne c’è un piccolo anfiteatro realizzato seguendo la naturale pendenza del suolo che si affaccia,tra il basso lentisco,allo stupendo panorama: qui, nella bella stagione si tengono spettacoli teatrali, di musica, di danza, rassegne artistiche di vario genere che richiamano gli abitanti della zona ma anche turisti. Lo scenario naturale garantisce il successo dello spettacolo, tanto che le compagnie itineranti rinunciano spesso a qualsiasi scenografia davanti a quella offerta dal luogo. Il piccolo colle non smette mai di vivere e la ricerca del suo passato storico non è ancora finita: durante l’estate sono aperti gli scavi archeologici a cui possono partecipare non solo studiosi e studenti ma anche appassionati, iniziativa che non è mai avara di risultati.
Dai dialoghi con i turisti o con coloro che capitano qui casualmente è facile notare lo stupore per un luogo poco conosciuto ma pieno di ricchezze, che è sotto gli occhi di tutti ma il cui valore è nascosto ai più. Tante volte si sente dire: “Se lo avessimo noi, un posto così, a Milano/Roma/Torino/ecc….ne avremmo fatto di più.” Ma Monte Sirai è qui, nell’estremo sud ovest della Sardegna, e non potrebbe essere altrove, perché i suoi colori, i suoi odori, la sua storia, appartengono alla terra su cui sorge…e questo è il motivo della sua bellezza, una bellezza che solo qui si può godere, ma aperta a tutti.
Ecco alcune informazioni utili per chi volesse approfondire di persona: da Cagliari si segue la SS 130 e si svolta al bivio per Carbonia, una volta arrivati in prossimità dell’ingresso di Carbonia ci si ritrova nella località Sirai, a questo punto è sufficiente seguire le indicazioni che immettono nella strada asfaltata che raggiunge la sommità di Monte Sirai.
Gli scavi archeologici hanno permesso di portare alla luce non solo i resti degli edifici ma anche numerosi utensili e suppellettili, oltre alla preziosa statua votiva della dea Astarte, questi reperti si possono osservare al Museo Archeologico e al Museo di Paleontologia e Speleologia, entrambi nel centro della città di Carbonia.
La Sardegna è nota per essere la terra del vento, nei giorni di maestrale Monte Sirai risente della corrente fredda e in questo caso si consiglia caldamente di munirsi di giacca a vento e di non lasciarsi scoraggiare!!!