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La prima tappa della giornata: Castelsardo, una città arroccata su uno sperone roccioso che domina il mare. A poca distanza dalla cittadina, con una piccola deviazione, si può ammirare la nota Roccia dell'Elefante, situata proprio sulla strada. Si tratta di una roccia che il vento e gli altri agenti atmosferici hanno modellato a forma d'elefante, con tanto di proboscide. In epoca preistorica, la roccia fu scavata, per ricavarne delle tombe, caratterizzate da un ingresso molto piccolo e da decorazioni scolpite che, in alcuni casi, sono ancora visibili. Il nome di queste tombe è "domus de janas", ossia "case delle fate", perché la tradizione le considerava l'abitazione di esseri magici.
Castelsardo non delude le aspettative. Una volta parcheggiata la macchina, ci si può avventurare per i vicoli del centro storico, pieno di negozi più o meno turistici, dove, volendo, si possono comprare numerosi oggetti, ottenuti intrecciando parti sottili di palma nana: cesti d'ogni dimensione, sottopiatti, i più vari portaoggetti e molto altro ancora. Quella dell'intreccio è una tradizione molto antica, nella zona, e ancora relativamente diffusa. Non a caso, all'interno del castello, è ospitato il Museo dell'intreccio mediterraneo. Anche chi, non è interessato alla materia, farà bene a pagare il biglietto d'ingresso. Potrà perdersi nei corridoi coperti e nelle sale e salette che compongono la fortificazione e ammirare lo spettacolare panorama che si gode dalla terrazza: tutto il golfo dell'Asinara e le coste della Gallura. Nelle giornate più terse, si riescono a scorgere anche le coste della Corsica. Non perdedevi anche due chiese di Castelsardo. La Cattedrale, a strapiombo sul mare, ha un piccolo ma interessante museo nella cripta, contenente due quadri che componevano il grande retablo dell'altare maggiore, purtroppo smembrato nei secoli (ora, sull'altare, si trova solo un terzo quadro). L'altra chiesa è Santa Maria, particolare soprattutto nell'architettura: senza facciata, con un piccolo ingresso laterale e ampi archi gotici all'interno.
Il pomeriggio è stato dedicato alla visita di due chiese, immerse nella natura, nella zona tra Castelsardo e Sassari.
La basilica della Ss. Trinità di Saccargia è un gioiello in stile romanico-pisano, che deve essere assolutamente visto. Anche se "restaurato" con mano un po' troppo pesante all'inizio del Novecento, l'esterno è maestoso. L'uso alternato di pietre bianche e nere, il campanile svettante, il portico colonnato, il tutto immerso in una verdissima campagna, rendono impossibile resistere alla tentazione di fotografare a tutto spiano. Pagando circa 1,00 €, si può ammirare l'interno, semplice e solenne, il cui pezzo forte è l'abside che ha mantenuto quasi tutto l'affresco originario, l'unico ciclo di affreschi del Duecento rimasto in Sardegna. Non manca, vicino alla chiesa ma non tanto da rovinarne l'atmosfera, un bar, con toilette e piccolo negozio di souvenir annesso. L'unica pecca del posto è la cattiva segnalazione, che avviene solo al momento di dover girare per la chiesa, con un cartello posto subito dopo una curva.
Ancora più difficile scoprire l'ingresso alla vicinissima chiesa di San Michele di Salvenero, che si trova praticamente nel bel mezzo di uno svincolo della superstrada…sigh! La chiesa, edificata nel 1110-30 con una luminosa pietra bianca, rimaneggiata successivamente e "restaurata" anch'essa nel primo Novecento, sembra quasi una versione più piccola e ancora più spoglia della Ss. Trinità. E' un vero peccato che essa sia, però, del tutto abbandonata. Restaurata abbastanza di recente, è tristemente sbarrata e l'interno può essere indovinato solo attraverso le grate del cancello posto nel portale. Tutt'intorno, erba alta fino alle ginocchia. Molto romantico, ma anche molto decadente e trascurato.

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