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Museo delle Maschere

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Il museo intende valorizzare le testimonianze più significative del Carnevale della Barbagia, attraverso un confronto con le rappresentazioni e le forme dei carnevali tradizionali dei paesi del bacino del Mediterraneo. E' unico nel suo genere, infatti, le sue dotazioni strutturali sono basate in parte sull'offerta classica (le maschere dei paesi mediterranei), in parte su un elemento innovativo con l'ausilio di strumenti della Informazione e Comunicazione Tecnologica.
La visita inizia con una sequenza di immagini, testi e suoni che introducono al Carnevale e alla gente di Mamoiada, spiegando brevemente le varie interpretazioni sui Mamuthones, le maschere tipiche di Mamoiada di cui ormai si sono persi significati certi e su cui le ipotesi si rincorrono e contraddicono, come spesso accade con queste misteriose tradizione giunte a noi da un lontanissimo passato.
Un’ipotesi è che la cerimonia possa risalire ad una vittoria dei pastori barbaricini (sos Issohadores) sui mori invasori (i Mamuthones). Si è pensato che attraverso i Mamuthones, i contadini sardi si identificassero nel bue in segno di venerazione, o che fosse la rappresentazione delle anime dei morti e degli spiriti infernali, o semplicemente un rituale sacro in onore di qualche arcaica divinità.

Il Mamuthone è in effetti un personaggio un po’ inquietante, vestito con i consueti abiti del pastore, ma con la giubba indossata al rovescio, e una giacca di pelle ancora lanosa detta “sa mastruca”. Legato alla schiena porta un pesantissimo mazzo di campanacci che tintinnano ad ogni passo, come tintinnano i piccoli sonagli in bronzo che porta legati al collo. Sul volto porta una maschera scura dal profilo particolare, con naso e labbra pronunciate e lineamenti volutamente marcati, costruita in legno di fico o di sughero. Prende il nome di “sa carota”, e ricorda quasi le maschere africane che spesso vediamo nei mercatini delle nostre città. Si tratta di una maschera particolarmente cupa, ben distante dalle classiche maschere carnevalesche multicolori e festanti.
Complementare a su Mamuthone, sempre per motivi poco noti, è la maschera di s’Issohadore (il lanciatore di lazo): veste con larghi pantaloni e camicia di tela, il corpetto del vestito tradizionale sardo anche qui indossato al rovescio e uno scialle coloratissimo attorcigliato alla cintura. Sul capo porta una berretta con nastri e in mano stringe una lunga fune, appunto “sa soca”.
Le sale del museo mostrano due maschere complete di Mamuthones e una di Issohadore poste tra due grandi finestre ad angolo che si aprono, come occhi di una maschera, ad una veduta sul paese, e una serie di maschere della Sardegna e dell'area mediterranea tra cui i Boes e i Merdules di Ottana e un Thurpu di Orotelli, insieme a numerose maschere facciali di Mamoiada, alcune delle quali di particolare interesse storico.
Il museo di Mamoiada non mostra solo le maschere locali, non a caso si chiama Museo delle maschere mediterranee. Si possono quindi ammirare anche maschere provenienti da più lontano: maschere tradizionali dell'isola greca di Skitos, un esemplare di Kurent dalla Slovenia, un Rollate di Sappada (Veneto), maschere facciali della Val di Fassa (Trentino), della Croazia e della Bulgaria.
Il 17 Gennaio di ogni anno si celebra la prima uscita dei mammuthones durante la notte di Sant’Antonio, quando in tutta la Sardegna il dio del fuoco reclama danze in suo onore attorno al falò. Su tutta l’isola infatti, forse più che in molte parti d’Italia, è tradizione allestire nelle piazze e nelle strade grandi fuochi attorno a cui fare festa. L’uscita si ripete anche a Carnevale. La sfilata comprende in genere dodici Mamuthones, disposti su due file e controllati da otto Issohadores. I Mamuthones avanzano lentamente con passi pesanti, come fossero incatenati. Portando avanti il piede sinistro danno tutti una scrollata di spalla a destra e viceversa, facendo così risuonare ritmicamente i campanacci che portano sulla schiena, rendendo l’atmosfera particolarmente inquietante e suggestiva, come un profondo ritorno alla terra, alle origini, a quel qualcosa di antico e misterioso che si respira durante ogni rito e tradizione sarda, soprattutto se riferita ai luoghi più nascosti dell’entroterra. Dopo un certo numero di passi, tutti i Mamuthones contemporaneamente fanno tra rapidi passi seguiti da tra tintinnii di sonagli. Sos Issohadores procedono invece con passi e balzi molto più agili, per lanciarsi improvvisamente avanti e prendere al lazo qualcuno del pubblico.

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