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Vacanza alternativa in Sardegna: le pietre di Dio e le sceneggiate del ‘400.
Lo sapevate che in Sardegna ci sono 66 monumenti romanici? Naturalmente quelli visitabili e degni di essere visti sono molto di meno, circa una ventina.
Andare in vacanza al mare in agosto è poco consigliabile, per le spiagge stracolme di turisti, per i servizi non sempre ottimali, per il troppo caldo. Ma una vacanza alternativa in Sardegna un anno l’ho fatta. Scoprire questi centri religiosi, viaggiando in camper, a maggio e abbinando alcune spiaggette pittoresche.
Sono partita insieme ad un’amica, Matilde, molto briosa e concreta. Io non avevo la patente per guidare un camper, per cui ci siamo divisi i compiti: lei guidava, io pulivo, cucinavo, facevo foto con la vecchia Canon, dotata di grandangolo e teleobiettivo, inoltre avevo anche la cinepresa. E facevo da guida con tanta di carta stradale in mano.
Siamo approdati a Olbia con il traghetto il 10 maggio 2005, poi la prima chiesa, San Simplicio a Olbia, edificio di severa architettura tutta in conci di granito. All’interno sono conservati iscrizioni funerarie e cippi militari. Una deviazione ci porta alle coste difronte all’isola di Tavolara. L’isola, dirupata e selvaggia, conta appena una decina di abitanti ed ha una storia veramente curiosa. Fu infatti il più piccolo regno d’Europa da quando, nel 1836, Carlo Alberto, principe di Savoia sbarcato a Tavolara per una partita di caccia, incontrò l’unico abitante, che si chiamava Giuseppe Bertoleoni. Chissà perché lo nominò sovrano dell’isola ed il neo re, in segno di gratitudine, regalò al principe una coppia di mufloni. Siamo rimaste su quella costa per una settimana, beate ad abbronzarci al sole che in quella stagione è veramente splendido. Poi di nuovo in viaggio, verso l’interno, per visitare 5 chiese. Sant’Antioco di Bisarcio, con variazioni di colori nella trachite dei conci, rossastri e nerastri, con effetti di forte suggestione. Santissima Trinità di Saccargia, a 16 km da Sassari. Il nome forse deriva da una vacca dal pelo maculato. A due piani, con portico frontale e tetto a capanna, ha accanto un campanile e una sacrestia. Il portico è sormontato da abside. È caratteristico soprattutto per l’alternarsi di filari in scuro basalto e calcare bianco. All’interno nell’Abside c’è un affresco di Retablo, mai restaurato, ma ben conservato, che rappresenta scene della vita di Cristo. I Retabli provenivano dalla Spagna, erano costruiti secondo schemi precisi, assemblando diverse parti, pannelli, cornici in un unico pezzo, e venivano collocati dietro la mensa dell’altare. Risalgono al 1400. Prossima tappa: San Pietro di Sorres a Borutta, con una serie di arcate soprapposte che racchiudono dei rosoni di pietra.
Poi siamo andati a vedere San Pietro presso Bosa , con una navata centrale molto lunga e stretta. Nei pressi di Bosa c’è Alghero, così abbiamo deciso di fermarci alcuni giorni qui. Alghero ha una spiaggia molto ampia ed il mare è limpidissimo. Sicuramente adatto a noi che volevamo unire il sacro con il profano.
Dopo tre giorni di intensi bagni di sole, abbiamo deciso di riprendere il nostro itinerario. La prossima sosta al mare era, secondo i nostri progetti, Oristano, e nei pressi c’erano da visitare San Lorenzo a Silanus ( ha una semplice facciata con piccolo campanile a vela ); San Nicola a Ottana ( severa costruzione romanica a una navata, in conci di trachite e violacea ); San Pietro a Zuri ( con conci di trachite rossa ); San Palmerio a Ghilarza ( anche questa, romanica, è stata costruita con blocchi di trachite bianchi e scuri ); Cattedrale di Santa Giusta ( in conci di arenaria, costituì il prototipo d’una numerosa serie di chiese sarde ).
Tutte queste chiese le abbiamo visitate a tappe, alternando il mare a Oristano e la visita culturale. Partivamo la mattina, colazione e pranzo già pronti, guida alla mano ( io avevo stampato da internet molti documenti ), tornavamo la sera molto stanche. Le strade secondarie non sempre sono facilmente agibili.
Ultima tappa di “sacro e profano “ ci aspettava al Golfo di Palmas, nell’estremità meridionale della Sardegna. C’era da vedere: Cattedrale di Iglesias ; San Gemiliano a Samassi ; Santa Maria in Tratalias ; San Pantaleo a Dolianova ; Santa Maria a Uta ; Santa Maria in Tratalias ; San Saturno a Cagliari ; San Platano in Villa Speciosa, e soprattutto Tuili, dove abbiamo ritrovato i Retabli.
Sembravano tutte molto simili, invece, al di là della loro caratteristica comune – lo stile romanico ed i blocchi di vario colore - ognuna aveva una peculiarità, un dettaglio architettonico che la faceva distinguere. Al ritorno a Perugia volevo costruire un ( se ce la facevo ) un calendario.
Dunque dovevo stare molto attenta a fare foto e soprattutto a controllare che il rullino funzionasse. Per questo ogni rullino veniva subito portato allo sviluppo. In un viaggio precedente a Salisburgo, mi ero trascinata dietro in tutte le mie camminate la vecchia canon ( resa più pesante dai tre obiettivi ), avevo scattato molte foto e mai mi era venuto il dubbio di aver fatto cilecca. Al ritorno a Perugia il fotografo mi ha guardato come si guarda un mentecatto: i vari rullini erano tutti vuoti.
Certo Matilde si era scelta una bella compagna, non c’è dubbio!!!!
Dopo Cagliari, ci aspettava una lunga risalita lungo la costa, per cercare piccole spiaggette, che si potevano raggiungere in bici. Uniche soste ancora sacre sono state a San Pantaleo a Dolianova con un curioso capitello in cui erano racchiusi i Re Magi, e San Nicola a Villaputzu, completamente costruita in mattoni e isolata in aperta campagna. Noi l’abbiamo raggiunta in bici.
Fine delle scarpinate a piedi e in bicicletta. Da questo momento volevamo il mare, solo il mare e tanto sole. Mi aspettava la lettura di alcuni libri gialli che mi ero portata appresso.
PERUGIA 11 – 02 – 2008
Pia Granieri via col di tenda 89
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