Cosa Dal
Dove Al Opzioni di ricerca

Guide Turistiche

Utili a trovare informazioni per organizzare le tue vacanze

  • Guida Barberino di mugello
    • La Toscana che non t’aspetti, ovvero un grande lago che quasi assomiglia al mare, circondato da dolci e verdeggianti colline, ai piedi dell’Appennino, per una vacanza a 360 gradi. Grazie alla recente creazione del bacino artificiale del Bilancino, ch... >>>
  • Guida Ascea - città della magna grecia
    • Il comune di Ascea è inserito all'interno del Parco Nazionale del Cilento, tra i più vasti in Italia e dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Fanno parte del territorio comunale anche gli importanti centri turistico-archeologici di V... >>>
  • Guida Dorgali
    • Dorgali è considerato il capoluogo dell'artigianato e soprattutto del turismo della Barbagia grazie alle particolarità del suo ambiente naturale ed alla fama turistica della sua frazione marina Cala Gonone, dalla quale si possono raggiungere le più b... >>>
  • Guida Courmayeur
    • Courmayeur, situata all'estremità nord occidentale della Valle d'Aosta in una splendida conca ai piedi del Monte Bianco, sulla riva della Dora Baltea a pochi chilometri dal traforo che porta a Chamonix, è il centro più grosso della Valdigne. La st... >>>
  • Guida Cosenza
    • Adagiata ai piedi del grandioso massiccio della Sila, tutelato dall’omonimo parco nazionale, Cosenza appare divisa nettamente in due parti, separate dal corso del Fiume Busento: a sud il piacevole centro storico, aggrappato al Colle Pancrazio, e a no... >>>

SALINA, ITALIA

COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI

INVIA LA TUA GUIDA

Sei già registrato? Accedi al pannello di controllo e invia il tuo racconto,
altrimenti iscriviti qui:
la registrazione è del tutto gratuita!

ITINERARI DI VIAGGIO

ULTIMI 5 RACCONTI INSERITI

OFFERTE IN PRIMO PIANO

Per una panoramica completa sulle migliori offerte turistico alberghiere effettua una ricerca nella pagina dove presentiamo tutte le offerte speciali

C COME SICILIA – CINEMA, CULTURA, CIBO E CALORE IN SICILIA parte I

di cchaplin Contatta l'autore

VOTA IL RACCONTO!
Se hai trovato il racconto interessante e di tuo gradimento lascia il tuo voto


 Dimensione Guida Dimensioni del testo piccole Dimensioni del testo medie Dimensioni del testo grandi



La prima volta è accaduto alla fine di luglio dello scorso anno. Ero già stato in Sicilia, alcuni anni prima in gita scolastica, ma ciò che la Sicilia fosse mi era del tutto sfuggito, preso più dall’esperienza che dal luogo in sé.
Mi accorsi – intuii – cosa fosse veramente la Sicilia il primo istante di quel luglio, quello in cui misi piede sul traghetto, scendendo dall’autobus che mi aveva stremato per ore – io e la mia ragazza, siciliana, eravamo partiti alle 15 del pomeriggio prima dalla Toscana e arrivati alle 8 circa del mattino dopo a Villa S. Giovanni.
Parlo di quella sensazione di stare lì lì per tagliare i ponti con il resto, ed è quello che provi quando sali sul traghetto. E’ come se il traghetto ti dicesse: «Signori, benvenuti in Sicilia. Questo è un altro mondo». Un mondo in cui cambiano le regole, si mischiano le carte, chi si era prima di entrare nella pancia del traghetto non conta più. Si sta tutti assieme sul pontile, a fumare una sigaretta, a meravigliarsi del mare, a mangiare un cornetto, pensare, in attesa che la Sicilia, che ora è solo un lontano agglomerato di palazzi, quelli di Messina, arrivi davvero.

MESSINA/1
E Messina, finalmente, arriva, con un impatto visivo che non è dei migliori (una facciata di palazzi, un’insegna Martini o Campari, non ricordo, in cima ad uno di essi). Poco più avanti un supermercato Conad, che recita: “Benvenuti in Sicilia” e per quanto sia della Conad, sia una cosa pubblicitaria, ci si sente davvero ben accolti.

A Messina ci aspettavano G. ed S., che sono rispettivamente la mamma della mia ragazza e il suo compagno e che vivono, con sua sorella A., a Milazzo, dove saremmo giunti di lì a poco. La loro accoglienza fu calorosissima, mi sentii circondato di sincero affetto. Mi chiesi se fossero loro così o era una prerogativa di tutto il popolo siciliano. Probabilmente tutte e due le cose.

MILAZZO/1
A Milazzo non restammo molto, per quanto mi piacesse quell’atmosfera vivace che si respirava. La casa della mia ragazza si affacciava direttamente sul porto e c’era sempre un via vai di gente pronta ad imbarcarsi per le isole. C’era il sapore dell’estate, con quel caldo, la gente sbracciata allegra, finalmente lontana dalle turbolenze urbane. A pochi passi da casa sua, c’era anche un bar, l’Albatross – ho visto poi che lo consigliavano anche le guide – che faceva buonissime granite con brioche e, nei miei ricordi, quel bar contribuiva non poco all’atmosfera di festosità estiva che mi accadeva attorno e di cui mi sentivo pienamente partecipe.

La mattina che arrivammo, G. ci accolse proprio con delle granite, che naturalmente conoscevo e prendevo in Toscana o nella mia città d’origine, ma quelle granite, e quelle che poi avrei mangiato anche nei bar, erano un’altra cosa, facevano parte di una cultura. Non solo di una tradizione, fiaccamente portata avanti, come in altri posti mi era capitato di notare – posti in cui si proponevano turisticamente “prodotti tipici” – ma proprio di una cultura: la cultura del godersi la vita, con i suoi tempi, le sue regole. Pensai anche che questo forse avesse a che fare col mare che, più della terra, t’impone i suoi tempi e le sue regole, ti fa avvertire che sei parte della natura, e non sopra, come spesso crediamo vivendo nelle città. Se c’è “mare”, come dicono loro, non ti puoi spostare e, per fare le traversate, sullo stretto o da Milazzo alle isole, quelli sono i tempi che ci vogliono, non è che puoi premere l’acceleratore e sperare di arrivare mezz’ora prima.

SALINA/1
Il secondo o il terzo giorno, non saprei dirlo con precisione, da Milazzo andammo a Salina, Santa Marina, per la precisione, dove vivevano P. e M., rispettivamente il padre della mia ragazza e la sua compagna. Arrivando sull’isola, accentuai quella sensazione di essere lontano dal mondo di tutti i giorni, di stare per entrare in un’altra dimensione in cui il tempo scorreva diversamente, più lento, più rilassante. Appena sceso dall’aliscafo, vidi i monti, pieni di alberi e di verde, che fanno da scenografia a Santa Marina, con le sue case bianche e azzurre e la chiesetta, arancione, che sta proprio al centro del paese.

La casa della mia ragazza si trovava proprio sul lungomare, a due passi, contati, dalla spiaggia. Ci sistemammo nella cameretta della mia ragazza, piccola ma graziosa e calda, esattamente come il resto della casa, e che si affacciava, con una veranda, sul mare. Ricordo ancora una barchetta che stette ormeggiata, per tutti i giorni che fui lì, esattamente nello stesso punto e, a guardarla, incorniciata dalla finestra della veranda, sembrava un quadro vivente.
Di giorno andavamo al mare, su quelle spiagge bellissime e l’acqua limpida, oppure passeggiavamo per Santa Marina o semplicemente passavamo il tempo così, senza utilità, a gustare una granita da un chioschetto di legno con i tavolini che c’è poco più avanti della chiesetta arancione o da un bar (“da Alfredo”), ancora più avanti.
La sera, invece, andavamo in qualche ristorante all’aperto con P. e M., a Santa Marina o a Lingua, che è un altro comune di Salina. Naturalmente si mangiava pesce. E in Sicilia, oltre alla granita, anche il pesce è cultura, e io, pian piano, cercai di diventarne un erudito. La strada è ancora lunga, ma di certo l’inizio fu disastroso. Alla prima cena feci una pessima figura, ordinando, insieme al pesce, una lemon soda. Visto che il vino non mi andava, pensai che il limone col pesce ci stesse bene. E invece mi guardarono come se avessi messo il ketchup sulla pasta al posto del sugo.
Durante le cene, da P. e M., riuscivo a carpire piccoli squarci della vita dell’isola, in un tempo diverso di quello che stavo vivendo io, alla fine abbastanza noto. Il tempo dell’inverno, quando gli aliscafi non partono perché “c’è mare”, quando si passano le serate a giocare a carte, quando non c’è tutta quella gente in giro e gli isolani si riappropriano di Salina e dei loro rapporti, non interferiti dai flussi e dagli impegni turistici. Rapporti che mi avevano dato l’impressione di essere quelli di una specie di grande condominio, ma di un palazzo appena costruito, dove, oltre al rispetto reciproco, c’è anche l’entusiasmo di condividere l’esperienza comune della casa nuova. Ecco, lì c’è l’entusiasmo di condividere un posto prezioso, che va mantenuto come se fosse sempre nuovo.

In quei giorni a Salina decisi di specializzarmi in altre due discipline culinarie: gli arancini e i cannoli. Trovai conferma che gli arancini non erano come li facevano da me, tondi, a forma di arancia, appunto, ma un po’ allungati, a pera, come li avevo visti nell’episodio, appunto, gli Arancini di Montalbano. Ed erano buonissimi. Ma più di tutto mi conquistarono i cannoli. Pur essendo un grande appassionato di dolci, i cannoli li avevo sempre snobbati, forse per via della ricotta che non rientrava esattamente nella mia lista ideale di ingredienti dolciari. Eppure, in quel barrettino rosticceria a Salina, preso dalla curiosità verso “i prodotti tipici”, ne assaggiai uno. La donna al bancone prese un cannolo vuoto, grande e croccante, e lo portò nel retrobottega. Dopo un minuto tornò, col suo camice bianco e il cannolo colmo di ricotta – mi sembrava una farmacista che dispensa pillole di buonumore. Le feci fare questo percorso altre due volte.

LIPARI
Un giorno, poi, andammo a Lipari, dove alcuni miei amici di Roma avevano trovato casa insieme ad altre persone. Arrivammo in anticipo, i miei amici avevano perso l’autobus che li avrebbe portati dalla loro parte dall’isola al porto.
Lipari mi fece subito un’impressione molto urbana. Mi sorprese sapere che ci fossero gli autobus. E tutto quel viavai di gente, di macchine e negozi che incontrai subito davanti al porto, continuò a sorprendermi, abituato ormai, com’ero, allo scorrere liquido del tempo a Salina.
Quando, finalmente, i miei amici giunsero, sbrigati i calorosi abbracci, ci dirigemmo direttamente al castello e al Museo, che è abbastanza importante e bello perché conserva molto materiale dell’attività degli antichi teatri greci, in particolare maschere – io e il mio amico C. siamo entrambi appassionati e studiosi di teatro.
La sera cenammo a casa di questi miei amici e loro amici, un misto di romani e milazzesi, che s’imposero nella cucina, spargendo ingenti quantità di peperoncino nella pasta.
Tornammo con l’ultima nave della notte (forse partiva a mezzanotte e mezza). E’ uno dei ricordi più belli che ho di quel giorno e forse di quei giorni. E’ un ricordo stupido, ma che mi dà grande piacere. Ricordo quella sensazione che si prova a trovarsi davanti ad una nave così grande, di sera, tutta illuminata contro il nero del cielo e della notte e accanto i tir che ti passano ad un metro per infilarsi nella pancia e intorno i marinai che urlano e danno indicazioni. Poi, dentro, nel grande salone, la pace. C’era una tv accesa (mandavano in onda un film di streghe) e noi stavamo distesi sui divani, in attesa di arrivare, insieme a qualche altra coppietta e ai camionisti. Ricordo la sicurezza che si prova a stare dentro una nave così grande mentre fuori c’è il mare, buio, che si vede dalle finestre del salone.

SALINA/2
Il giorno seguente furono i miei amici a venirci a trovare a Salina. Facemmo assaggiare loro la granita di Alfredo, prendemmo il sole in spiaggia di fronte alla casa della mia ragazza, facemmo il bagno e poi andammo a mangiare in un posto un po’ particolare che si trova a Lingua, dove fanno il “pane cunzato”, una mega-fetta di pane arrostito con sopra tutto quello che si può immaginare: dai celebri capperi di Salina, ai pomodorini, alla ricotta infornata, come ce l’aveva, per esempio, il mio.
Saremmo voluti andare anche a Pollara, un’altra zona dell’isola, a vedere la famosa villa di Neruda nel film Il Postino. Ma non ci fu tempo, perché il loro aliscafo partiva presto. Ci salutammo al porto, ci saremmo rivisti a Roma, attendendo l’imbarcazione insieme a Lello Arena e ai fratelli Taviani, di cui non avevo ancora visto il bellissimo Kaos, il cui finale è ambientato sulla “spiaggia bianca”, di pietra pomice, di Lipari, che in quel momento avevamo esattamente di fronte a noi.

MILAZZO/2
Anche noi avremmo lasciato presto Salina, per restare l’ultimo giorno della mia vacanza a Milazzo. Ma ormai era troppo tardi per qualsiasi divertimento. La prospettiva della partenza spegneva l’adrenalina.

TORRE FARO
La sera andammo a cena dai parenti della mia ragazza a Torre Faro, che è l’estrema punta di Messina. C’era una bella atmosfera, un pezzo vero di Sicilia, i nonni infaticabili lavoratori, i figli andati a vivere lontano ma riuniti per le feste, e la migliore pizza di Messina, così dissero.

MESSINA/2
Mi accompagnarono a Messina che era sera tardi. E, oltre al dispiacere per la partenza, dovetti affrontare l’incompetenza organizzativa della compagnia di trasporti che ancora non aveva deciso a quale dei cinque autobus che partivano per la Puglia ero assegnato. Così dovetti andare autobus per autobus, come tutti gli altri viaggiatori del resto, a chiedere se fosse il mio, ricevendo in cambio solo scortesi risposte. La scena, vista dal di fuori, doveva ricordare certe traversate fluviali dell’inferno dantesco.

Sul pontile del traghetto, fumando una sigaretta bruciata presto dal vento, provavo già nostalgia della Sicilia.

FINE PARTE I

VISUALIZZA TUTTI I RACCONTI DELLO STESSO AUTORE

DISCLAIMER

Disclaimer: i contenuti di questa pagina sono immessi direttamente dagli utenti che se ne dichiarano autori assumendone piena responsabilità; 7mates.com acconsente alla loro pubblicazione, declinando qualsiasi responsabilità in merito.
7mates declina ogni responsabilità per imprecisioni o errori nei contenuti.
* I voti di questa guida vengono aggiornati ogni 24 ore