Toscana
di AngelaIantosca

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Silenzio, solitudine, clivi dolci che degradano verso la pianura, distese di grano, viti e ulivi.
Lo sguardo e la mente si perdono ad osservare: intorno fiori, di tanto in tanto qualche pianta di pero, fichi ed olmi che spezzano la continuità della campagna. Spengo la radio ed ascolto: in lontananza l'abbaiare di un cane, il belato di una pecora, il motore di un trattore.
Mi sembra di essere la protagonista del film "Non ci resta che piangere" con Benigni e Troisi: il tempo si è fermato eppure sono a pochi chilometri dalla capitale. E' bastata poco più di un'ora per lasciarmi alle spalle il traffico della città, il rumore dei clacson, le nevrosi degli automobilisti e ritrovarmi in Maremma dove "il tempo ha fatto sosta e si riposa come sdraiato sul divano di un salotto" (Bruno Vannucci, poeta di Manciano).
Direzione Scansano.
Lascio l'Aurelia e mi dirigo verso Scansano. Non posso non fermarmi lungo la strada e correre nei prati. Non ci sono recinti o reti metalliche a distinguere le proprietà. Le coltivazioni sono separate con ordine: il maggese lascia il posto al grano, alla terra arata da poco, a distese di carciofi, a filari di viti.
La terra è nera, grassa, ricca, il verde del granoturco è intenso.
I pastori maremmani, dal tipico pelo bianco, osservano le greggi. Da alcuni pastori che incontro apprendo come vengono cresciuti i cani posti a guardia del bestiame: fin da cuccioli vengono lasciati in compagnia del gregge di cui poi si dovranno occupare per farli sentire parte integrante di quella famiglia e responsabili della sua sopravvivenza. Quando sono al pascolo, grazie al pelo bianco, si mimetizzano facilmente nel gregge e possono difenderlo da eventuali aggressioni dei lupi.
Di tanto in tanto un casale con annessa fattoria e fienile indica la presenza di uomini. Le strade sono asfaltate ma non illuminate. La Maremma è il luogo ideale per lasciare alle spalle la routine, per chi vuole perdersi e ritrovarsi davvero. In quegli spazi sconfinati, dove è impossibile imbattersi in un internet point e dove è difficile essere raggiunti anche dalle telefonate (spesso sul display compare "rete non disponibile"), dopo km di curve attraverso la campagna e le colline, lungo strade con indicato il possibile passaggio di cinghiali e cerbiatti, superata l'ennesima curva, all'improvviso, mi imbsatto un paese arroccato sulla collina. E' Perèta, che annuncia l'arrivo a Scansano, il paese del Morellino, il vino rosso DOCG dal 2007 (DOC dal 1978) che ben si accompagna ai piatti tipici del luogo.
Più di 1000 anni di storia
Ricca di reperti archeologici del periodo etrusco-romano, Scansano (nata probabilmente prima dell'anno 1000) sorge su un poggio che si innalza a cavallo tra la Valle dell'Ombrone e la valle dell'Albegna. Il paese fu controllato dalla famiglia Aldobrandeschi fin dal Duecento e, nel corso del Quattrocento, venne ereditato dagli Sforza. Agli inizi del Seicento anche Scansano entrò a far parte del Granducato di Toscana, seguendo il destino di tutti gli altri centri della contea sforzesca. Il paese conserva alcuni tratti di mura addossati alle case, un torrione rotondo e una porta cinquecentesca. Nel centro storico sono ben conservati numerosi palazzi signorili edificati in epoca medievale, tra i quali lo Spedale, il Palazzo del Podestà e il Palazzo Pretorio che ospita il Museo archeologico con reperti provenienti dall'area del Ghiaccio Forte e il Museo della Vite e del Vino.
Maggio il mese migliore
Il paese, mi raccontano, non arriva a 5000 abitanti, sono pochissime le macchine che si vedono sfrecciare, eppure chi è nato qui più di 70 anni fa si lamenta per come il paese abbia cambiato il suo volto, per le troppe automobili, il caos del paese soprattutto nel periodo estivo.
Il periodo migliore per godersi questi paesaggi, infatti, è la primavera. Da marzo a giugno quando si può vivere il risveglio della natura e poi a settembre, quando i colori si fanno più pallidi, i rumori vengono attutiti dalle foglie degli alberi caduti per terra, il vento inizia a ruggire e la natura si prepara al letargo invernale.
I turisti non mancano, ma per lo più arrivano ad agosto o nei weekend di primavera con l'idea di godersi la quiete e i sapori di una volta.
Non mancano i ristoranti (a conduzione familiare) che portano in tavola i piatti della tradizione, i prodotti di stagione, l'olio del contadino e la pasta fatta in casa. In piazza trovate La Spianatoia, a 200 metri dal cuore del paese, invece, Il Grottone di Ivano.
Acqua Cotta
Se passate di qui non potete non assaggiare l'acqua cotta: un piatto povero a base di sedano, pomodori, carote, pane raffermo, con al centro un uovo sodo. Una sorta di minestrone corroborante e sostanzioso nonostante la sua semplicità. Se ve ne preparano uno con altri ingredienti (spinaci e salsiccia), ricordate che non state mangiando la vera acqua cotta di cui si cibavano i contadini. Un piatto semplice ma prezioso che richiede 4 ore di preparazione.
Ma per aprire il pasto la cosa migliore è assaggiare il salamino di cinghiale, la sopressata, il salame toscano (con il grasso in vista), la finocchiona e il formaggio di pecora, tutti sapori forti che ben si sposano con il pane sciapo, tipico di queste terre, e il vino rosso (rigorosamente Morellino della casa).
L'Agriturismo
Ll'ideale per godere appieno della bellezza di questi luoghi è alloggiare in un agriturismo. E se siete fortunati, come la sottoscritta, può anche capitarvi di non dover dividere con nessuno l'intera struttura e di potervi stendere sull'erba e guardare le stelle: vivendo in città ci si dimentica di quanto siano numerose e luminose quelle luci che ci sovrastano e ci guidano. Non ci sono rumori. La natura dorme e le stelle creano dei giochi di luci particolari con I rami degli ulivi. Un soffio di vento ogni tanto accarezza la valle.
Mi dicono che in questi luoghi è facile imbattersi nei cinghiali che si aggirano tra gli ulivi e negli istrici che passeggiano sull'erba. Ma non temete, se sentono la presenza degli uomini evitano di farsi vedere. Come I “famosi” lupi della Maremma. Probabilmente si tratta di una leggenda metropolitana. Chi vive qui da molti decenni non ne ha mai visto uno!
L'alba
A svegliarmi, per la prima volta, non è il suono ripetitivo e martellante della sveglia, ma un uccellino che deve avere costruito il suo nido sul pero che si vede dalla mia finestra. Non resisto al richiamo della natura. E' l'alba e decido di avventurarmi per immortalare con la mia macchina fotografica la luce intensa del sole che comincia a far capolino dalle colline. Uno spettacolo da non perdere. Le uniche macchine che incontri sono quelle di chi sta andando al lavoro nel non lontana capoluogo di provincia, Grosseto. Il paesaggio sembra quello disegnato dai bambini alle scuole elementari: le finestre appannate sembrano sorridere, le porte sono ancora chiuse, mentre già qualche contadino si aggira nella campagna. E' Brunero, il contadino-poeta.
Brunero: il contadino poeta
Con quella sua saggezza antica fatta di fatica, sofferenza e sacrifici che, nonostante i suoi 77 anni, ancora ha voglia di combattere e scrivere, in rima, le cose che non vanno, denunciando il disinteresse delle amministrazioni, l'incuria degli abitanti che non hanno più quello spirito solidale che li contraddistingueva fino a qualche anno fa. "Scansano era un paese ricco: c'era l'olificio, le miniere di mercurio, anche se io non ho voluto mai lavorarci, perché non volevo andare sotto terra prima del tempo! Ma già da qualche anno hanno chiuso tutto. Ora vive soprattutto di agricoltura e turismo. Ma si sbaglia chi pensa che è ricco chi ha la terra. Pensa che a noi un litro di latte di pecora viene pagato 0,75 euro e quello di mucca 0,57 euro. Il grano nel 2007 veniva pagato 10/12 euro al quintale. Oggi è un po' in ripresa". E' stata sua l'idea dell'agriturismo - ce ne sono più di 20 nella zona -. “Il mio è uno dei primi ad essere nato nel 1994, ma la concorrenza è tanta e il rischio è sempre lo stesso: che i piccoli vengano inglobati dai grandi, soprattutto ora che stanno nascendo molti centri benessere, data anche la vicinanza a Saturnia, a solo 17 km da qui”.
Anche la figlia Fiorella, poco più che 50enne, ci racconta di come sia cambiato il paese: negli anni Settanta ancora ci si lavava al fosso, la luce non c'era ed il bagno non era in casa.
Lascio I miei interlocutori (che mi aspettano nella loro dimora per la cena) e mi dirigo verso il paese: si sente odore di caffè, un uomo legge il giornale al bar, le strade sono deserte. Ogni tanto incontro qualcuno: sento parlare rumeno, napoletano e marchigiano. E' il paese che cambia. Anche Scansano sta subendo la globalizzazione.
A 8 km da Scansano un bivio indica varie direzioni: decido di andare a Saturnia.
SATURNIA
Il nome si lega soprattutto alle acque sulfuree, alle terme. E dire Saturnia significa spese eccessive e flusso di turisti. Ma c'è anche un'altra Saturnia, quella della via Clodia (la strada costruita nel II secolo a.C dal console Clodio che, immettendosi sull'Aurelia, collegava il paese a Roma), quella del palazzo Aldobrandeschi e della chiesa Santa Maddalena del 1188.
E per chi desidera godere dei benefici effetti delle acque del luogo, non c'è bisogno di spendere grandi cifre. Visibile dall'alto e a poche centinaia di metri dai centri benessere, ci sono le cascatelle calcaree formate dalla sorgente naturale. Qui il bagno è gratis e d'inverno quel brivido caldo è una trasgressione salutare. Piace ai giovani ed ai meno giovani: e se volete potete provare anche un bagno a mezzanotte illuminati solo dalla luna. Se avete dimenticato il costume o un asciugamano, all'entrata trovate sempre uno stand attrezzato per non perdere un'occasione che potrebbe essere irripetibile.
LA TERRA DEL TUFO: PITIGLIANO, SORANO, MANCIANO
PITIGLIANO
Nella zona meridionale della Maremma, nel cuore delle colline del Fiora, si trova la terra del tufo: tutto qui gira intorno a questa roccia friabile, dalle necropoli etrusche alle tombe a colombario romane, dagli insediamenti rupestri medievali, alle costruzioni di abitazioni, strade, stalle fino alle attuali cantine. e gli stessi paesi nascono arroccati su rupi tufacee, con case che nascono nella roccia e si fondono con l'ambiente circostante.
Come Pitigliano. Appena incontrate il Santuario Madonna delle Grazie fermatevi. e' il punto migliore per ammirare il panorama e scattare qualche foto. Sembra il paese delle fate che sorge su un promontorio delimitato da valli verdissime attraversate dai fiumi Lente e Meleta. Le pareti di tufo sono solcate da caverne e da case-torri. Molte le strutture difensive di età medievale, come il palazzo degli Orsini (aperto tutto l'anno tutti i giorni tranne il lunedì, ad agosto sempre aperto). Rispetto ai paesi che ho visitato fino ad ora, Pitigliano è più abitato e meta di gite scolastiche. Mi inoltro tra le strade del paese e mi imbatto nella chiesa più antica che sorge su un antico tempio pagano: è la chiesa di San Rocco (che sorge tra via Aldobrandeschi e via Generale Orsini), con una facciata del 1500 e 9 stemmi (tra i quali anche quello di Papa Pio IX e dei Savoia). Da non perdere la visita alla cattedrale San Pietro e Paolo e al ghetto ebraico noto con il nome di Piccola Gerusalemme, per l'attiva comunità ebraica che qui si insediò a partire dal XV secolo.
Il rintocco delle campane e l'odore di sugo per i vicoli del paese mi ricorda che è ora di mangiare: oggi pici all'agliata e ai carciofi e pancetta affumicata, il tutto bagnato dal San Giovese.
SORANO
Lasciato Pitigliano mi dirigo verso Sorano e il suo borgo più noto, Sovana.
Furono gli Etruschi a dar vita a questo centro nel periodo di loro massimo splenddore. E la comunità, da allora, ha mantenuto inalterate le attività principali. intorno al paese si estendono vigne alternate a macchie, uliveti, campi di grano, allevamenti di pecora che evidenziano l'alta vocazione agricola della zona che la rendono una delle più interessanti pr l'alta qualità di prodotti tipici maremmani, soprattutto per la vocazione casearia.
L'attuale centro storico di Sovana si sviluppò nel corso del Medioevo nelle vicinanze della preesistente necropoli etrusca, sotto il controllo della famiglia Aldobrandeschi, che vi fece edificare un castello intorno all'anno mille. In epoca medievale divenne anche libero comune e diede i natali a Ildebrando di Sovana, divenuto in seguito papa Gregorio VII; fu anche capitale dell'omonima contea.
Alla fine del Duecento venne ereditata dagli Orsini seguendo il medesimo destino di Sorano e Pitigliano fino al Quattrocento, epoca in cui il centro venne conquistato dai senesi.
A metà Cinquecento la definitiva caduta della Repubblica di Siena portò Sovana nelle mani dei Medici, che la inglobarono nel Granducato di Toscana.
Camminando sulla strada principale da visitare la Chiesa di santa Maria in stile romanico del XII secolo, la casa in cui nacque papa Gregorio VII e la cattedrale: un antico scritto rimanda al X seolo la sua prima costruzione, anche se la struttura attuale è del XII secolo, successiva dinque al papato di papa Gregorio che si chiamava Ildebrando.
All'entrata della frazione si trovano i resti della Rocca aldobrandesca: un'imponente fortificazione che costituiva parte dell'antico castello medievale, simbolo del potere degli Aldobrandeschi nella Contea di Sovana. Le mura vennero erette intorno all'anno 1000 a difesa della città da possibili incursioni nemiche.
MANCIANO
In macchina, in mountain bike, a cavallo, a piedi: ci sono molti modi per visitare Manciano, un paese dalla cui sommità è possibile ammirare a 360° il paesaggio maremmano. Lo sguardo spazia dall'Amiata alla vallata del Fiora, dal Talamone ai lidi di Montalto di Castro, dall'Argentario alle isole del Giglio e Montecristo. Atmosfere magiche e misteriose abitano questi luoghi per i quali è stato inventato il detto "Manciano delle streghe, dove si va si vede". Abitato fin dalla preistoria, fu proprietà degli Aldobrandeschi e poi ereditato dagli orsini di rOMA. Nonostante la posizione e le solide mura, nel 1461 fu conquistata da siena che vi costruì una fortezza da cui oggi si può godere il panorama. a pochi chilometri di distanza montemerano, gioiello costruito su un colle ricoperto di secolari piante di olivi e la Marsiliana, importante sito archeologico.
MAGLIANO
Arrivo verso le 11 e mi inoltro attraverso Porta San Giovanni nel borgo appoggiato sui colli della Maremma. Ogni angolo racconta un po' di storia: il Palazzo di Checco il Bello, quello dei Priori in Corso Garibaldi con sulla facciata tutti gli stemmi dei podestà, la Pieve di San Giovanni Battista del periodo romano, le chiese e il percorso delle mura costruite nel 900 dagli Aldobrandeschi di Sovana.
IN FAMIGLIA
Mangiare a casa di maremmani veraci è un sogno che si realizza. La casa si trova in una frazione di Scansano (Cerreto Piano), un'area a bassissima densità di abitanti, con pochi casali dispersi nella piana. Il camino è acceso e ad accoglierci I piatti più caratteristici di questa terra.
La schiacciatina alla ricotta (una torta salata tagliata sottile), i salami e il pecorino.
Per primo I filini (una pasta fatta in casa a base di acqua e farina) con sugo di asparagi.
Carne di cinghiale in umido e patate al forno. Per finire la versione dolce della schiacciata e una crostata con marmellata di susine. Sono diversi I sapori rispetto a quelli apprezzati fino ad ora. Sapori che cambiano da casa a casa, da paese a paese. Sapori intensi che resistono all'omologazione che sembra voler cancellare tutto: storia, tradizioni, passato.
Durante la cena cerco di capire la mentalità dei maremmani e soprattutto dei giovani. Le notizie sembrano positive: nonostante le oggettive difficoltà del vivere in ambienti così lontani dalla “civiltà”, sembra che i ragazzi vogliano conservare la memoria del passato, non svendere la terra, non lasciarla ai migliori offerenti, mantenere I riti, rispettare I tempi della natura e, soprattutto, tramandarli ancora ai loro figli.
CAPALBIO
Il tour sta per finire. Ma ho ancora un paese da scoprire: Capalbio. Che non è solo il centro abitato che si affaccia sul mare, ma anche il nucelo medievale collinare la cui esistenza è accertata fin dai tempi di Carlo Magno. Nonostante il vento e la pioggia, non perde la sua capacità di suggestionare. Dalle mura di cinta si vedono il mare, l'Argentario e Giannutri, una delle isole dell'arcipelago toscano. Cammino per i vicoli che si intersecano quasi a formare un labirinto: ogni angolo svela uno scorcio da immortalare, una finestra abbellita da fiori, finestre velate da tende ricamate a mano, panni stesi, qualche turista che guarda stupito, una piazzetta su cui si affacciano ballatoi e torri. Anche qui, come in tutta la Maremma, ho l'imbarazzo della scelta per mangiare. Opto per una trattoria scavata nella pietra, con assi di legno a vista e la luce soffusa. La cucina consiglia polenta al sugo di cinghiale e correggioli mantecati con pomodoro e pecorino. Da bere vino di Sovana: rosso rubino con riflessi violacei, sapore è armonico, gradazione 11 gradi. Prosit!
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