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Firenze
di LEODIUS
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IL PONTE VECCHIO

di Uberto Tommasi

Firenze, anche all’innamorato, rimarrà sempre una sfuggente e complicatissima cosa. Il Ponte Vecchio raccoglie tutti i miti della città

Il vecchio ponte non si annuncia, ci sembra di percorrere una via qualunque quando, all’improvviso, ci troviamo sospesi sopra l’Arno. Questo per le innumerevoli casette che ne affollano i due lati. Scoperto uno scorcio, fra due archi sorretti da snelle colonne, sostiamo a lungo per ammirare gli edifici medievali che incorniciano le rive e le loro architetture guarnite di altane, attici, torri, mansarde, comignoli, racchiuse in se stesse, scontrose come forzieri, attraversate da viuzze che rassembrano spazi segreti, ridotte, corridoi misteriosi, circostanza che accresce il distacco dei luoghi dalla vita in fermento del popolo dei turisti.
E qui ci coglie un infinito rimorso di non conoscere tutto, di non stringere tutto, perché una città come Firenze medievale, anche all’innamorato, rimarrà una sfuggente e complicatissima cosa, con l’angusta impiccatoia delle viuzze, dei vicoli torvi dai muri storti, delle lapidi mute, del segno di milioni di pedate che hanno consumato gradini e selciati.
Per un attimo, affacciati al parapetto, immaginiamo i cinque pontefici sacrificatori etruschi (il nome pontefice viene da Panes, un’antica divinità e l’architetto dei ponti rappresenta da sempre la massima autorità spirituale, oggi il Papa), mentre scelgono il luogo dove erigere i pilastri della costruzione per aprire l’accesso agli dei e calcolano le pressioni che graveranno sopra gli archi.
Da quel momento il luogo assumeva un valore magico e il mistero contribuiva alla creazioni di leggende di diavoli edificatori e di sacrifici di persone.
Quindi un sito destinato a raccogliere tutti i miti della città, come quello che Firenze era nata per il ponte, non a caso i principali edifici della città, come Palazzo Vecchio, la Loggia della Signoria, e Palazzo Pitti, si trovano nelle vicinanze dell’antico manufatto mentre attorno ad esso, verranno ripercorse le fasi principali dello sviluppo della città in epoca medievale e rinascimentale.
Quindi percorriamo il lungo Arno osservando da punti diversi il ponte che, sovrastato da casucce sporgenti, ci sembra un’ala troppo a lungo tesa in volo, in eterno viaggio sul fiume e sugli eventi trascorsi. L’acqua percorsa da una leggera brezza fa vibrare le immagini riflesse degli archi dei ponti e degli edifici, sdoppiandone la visione. Al tempo dei costruttori la superficie liquida era posta come segnacolo del limite del mondo conosciuto o porta dell’Ade, come suggeriscono alcune raffigurazioni vascolari o l’affresco del tuffatore di Pompei, da qui la dimensione magica del ponte.
Ci allontaniamo dal luogo ascoltando la musicalità del bell’italiano dei fiorentini che, attori inconsapevoli, percorrono la via. Ed ancora passeggiamo a lungo osserviamo come la corrente ed il variare della luce giochino con l’acqua, creando quelle invenzioni nelle quali gli antichi scorgevano ninfe sensuali e bugiarde che nelle notti di luna piena uscivano dal buio di remoti ipogei per attirare gli sprovveduti.


IL PONTE VECCHO: BREVE STORIA

La tradizione fa risalire l’origine del manufatto al tempo degli etruschi, quando i mercanti del misterioso popolo lo usavano per trasportare le loro merci da Felsina (Bologna) a Fiesole.
Ai tempi dei romani sul ponte in pietra, con la carreggiata di legno, passava la via Cassia.
Quella costruzione venne travolta dalle acque nel 1117 e subito ricostruita. Nuovamente, nel 1333, la furia dell’Arno ebbe ragione della fatica degli uomini. Nel 1345 il ponte venne ricostruito secondo criteri architettonici derivati dalle tecniche di costruzione dei ponti cinesi, ad archi segmentati. Cosi riportano le cronache di Giovanni Villani (XIII° secolo):
"Nel detto anno 1345, addì 18 luglio, si compiè di volgere e di serrare il nuovo ponte rifatto sopra l'Arno ove anticamente era stato il Ponte Vecchio, con due pile e tre archi, molto bello e ricco, e costò bene fiorini.... d'oro e fu bene fondato e largo braccia 32, con la via che vi rimase larga 16 che fu troppo grande al nostro parere, e basse l'arcora braccia 2 : e le botteghe dall'uno lato e dall'altro larghe braccia 8 e lunghe braccia 8 e furono fatte in sul sodo dell'arcora con volte di sopra e di sotto, e furono 43 botteghe, onde il Comune n'ebbe l'anno di rendita di pigione da 80 fiorini d'oro o più, ch'anticamente erano di legname sportato sopra l'Arno, e 'l ponte stretto braccia 12 in tutto “
Un tempo le botteghe di oggi erano macellerie, poi (1593) il principe Cosimo I, che ogni giorno passava sopra il ponte usando un corridoio specifico, a causa della puzza orrenda che emanavano le fece sostituire da quelle botteghe di orafi che ancora si possono ammirare.
Le caratteristiche stanze sporgenti, poggianti su puntelli disposti irregolarmente, furono aggiunte verso il 1495 per guadagnare spazio, e furono una notevole alterazione del progetto originale.
Ma la modifica più rilevante il Ponte Vecchio la subì a opera del Vasari, che gli fece passare sopra il Corridoio, per il quale furono necessarie la copertura del ponte e l'apertura di tre portici centrali. Il passaggio, fu costruito in soli cinque mesi nel 1564, in occasione delle nozze tra Francesco I de' Medici e Giovanna d'Austria, per collegare Palazzo Pitti, residenza del Granduca, agli Uffizi (cioè uffici) dove il sovrano lavorava. Si tratta di un percorso coperto lungo quasi un chilometro, una passerella aerea che parte dal corridoio ovest della Galleria, scende verso l'Arno e lo fiancheggia passando su grandi arcate, poi corre sopra le botteghe del Ponte Vecchio.




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