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Scoprire posti nuovi è sempre un’esperienza unica..e per renderla tale a volte non bisogna necessariamente andare molto lontano,cambiare paese,continente,basta anche avere un sabato o una domenica liberi per raggiungere facilmente qualche cittadina a pochi chilometri da dove abitiamo.Spesso nasce in me la voglia di trovare e visitare qualche piccola “isola solitaria” nel grande mare delle città,di allontanarmi non più di tanto per sconfinare appena in Abruzzo,in Umbria,in Toscana e scoprire che con la curiosità negli occhi è fin troppo semplice e naturale apprezzare ciò che di unico e irripetibile l’uomo e la natura hanno creato negli anni,dialogando tra loro e stratificando le loro differenze in forme uniche e irripetibili che coincidono con i piccoli paesini fuori porta arroccati su un rilievo,simili a piccoli presepi,o sorti entro insenature riparate come pittoreschi porticcioli,luoghi perlopiù sconosciuti a molti,che quasi si nascondono per non essere cancellati.
Pensavo a tutto questo mentre stavo seduta in macchina e già avevamo lasciato Roma percorrendo la via Aurelia,l’antica consolare, verso la meta della nostra gita del finesettimana.Tu accanto a me come sempre,o meglio,come succedeva sempre un po’ di tempo fa…poi hai deciso improvvisamente di allontanarti da me,perchè era giusto così hai detto,e io ti ho lasciato andare.Sono passati mesi e poi,forse il destino,le coincidenze,forse perché non era poi giusto così,ci siamo ritrovati,e oggi mi sembra così tanto familiare starti vicino mentre guidi ma anche così tanto strano perché era un bel po’ che non succedeva.Abbiamo deciso su due piedi di andare una giornata fuori,di prendercela per noi due..andiamo verso la Toscana,all’Argentario.
Arriviamo in mattinata,Orbetello è a due ore di macchina da Roma.Lo superiamo e ci dirigiamo verso Porto Ercole nella parte orientale del Monte Argentario,costeggiando il promontorio che lambisce il mare.Il panorama è fantastico,la strada panoramica è stretta,poco trafficata..e sembra anche un po’ pericolosa.Sotto, il mare,che intravediamo tra il verde intenso degli alberi e dei cespugli,vogliamo trovare un accesso che ci conduca in qualche spiaggia.Eccolo lì..quasi in curva sulla panoramica, un piccolo sentiero scosceso che va verso il mare,taglia un piccolo boschetto,passa davanti a qualche villa immersa nel verde e finalmente sbuca in una spiaggia incantevole,deserta.Ci siamo io,te e un cucciolo di maremmano che abbiamo incontrato sul sentiero e che ci ha guidati fino in spiaggia e ora non se ne vuole proprio andare.La spiaggia è molto grande,la sabbia è gialla e alle spalle della cala la roccia è altissima e ripara dal vento.E’ ottobre ma il sole è ancora abbastanza caldo e ci soffermiamo un bel po’, seduti su degli scogli, a goderci il panorama.Tu sei piuttosto intento a giocare con il cagnolino,che sembra quasi un orso polare.Ti osservo attentamente mentre lo accarezzi,mentre ridi perché ti vuole saltare addosso e ti scansi per non farti sporcare.Sono quasi gelosa,anche perché da stamattina ci siamo avvicinati poco,e vorrei essere per un istante al posto di quel cucciolo,per sentire le tue mani che mi accarezzano,mi stringono,come una volta.Cerco di distrarre la mia attenzione per non sentirmi patetica e comincio ad osservare meglio quel luogo.Sono i particolari che rendono unici i luoghi,i particolari nascosti,piccoli,all’apparenza insignificanti,ma che raccontano un posto,lo arricchiscono di sfumature.Mi piace particolarmente la roccia che arriva dritta sulla spiaggia,alle sue spalle.Alzo gli occhi,la osservo,la faccio mia.Mi stupisco di come quelle piante possano crescere su quella roccia,tra le sue crepe,ammiro le radici degli alberi che la spaccano,che escono fuori,quasi a voler godere anche loro della vista del mare,e mi domando dove abbiano preso la forza di affacciarsi a quell’esistenza impossibile,quanta sconsiderata voglia di vivere l’abbia spinte a pretendere un po’ di cielo,ad uscire allo scoperto,a godere di qualche goccia di pioggia…e così esco allo scoperto anch’io e ti sfioro le labbra,ed è bellissimo.I luoghi a volte sanno anche parlare,parlano a chi sa ascoltarli e cogliere nei loro simboli messaggi importanti,metafore della nostra esistenza.
Parla anche un altro luogo qui all’Argentario,ci parla di storia,di conquiste.E’ la Rocca aldobrandesca di Porto Ercole,una rocca spagnola che costituiva fin dal Medioevo,insieme ad altre fortificazioni,il sistema difensivo del promontorio. La Rocca la osserviamo dal basso,in tutta la sua maestosità:sembra inserirsi perfettamente nel profilo del terreno,segue la morfologia del promontorio,si sviluppa sulla collina sopra il mare seguendone le ondulazioni. È costituita da una serie di bastioni in successione, preceduti da un fossato, che le forniscono un aspetto imponente.E’ ancora lì dopo secoli di storia a testimoniarci la sua funzione,l’importanza che ebbe un tempo per questa zona e per le sue popolazioni.Furono i Senesi a cominciare a fortificare Porto Ercole nel XV secolo quando lo occuparono con le loro flotte.Questa fortezza ha resistito nel tempo agli attacchi dei pirati saraceni provenienti dal mare,è stata testimone di battaglie,alleanze,occupazioni,ha scrutato attentamente il mare per difendere il territorio su cui sorgeva e tuttora permane dalle sue torri,dagli alti muraglioni.Mi sento emozionata,mi piace osservarla,fissarla bene nella mente,fotografarla.Mi piace dialogare con luoghi come questi,hanno un qualcosa di arcano,di non svelato,di misterioso,portano impresse con se le vite delle generazioni passate,ci raccontano di quello che in fondo siamo stati molto tempo fa.Penso che sia una sensazione unica e indescrivibile scoprire in sé stessi la semplicità di provare stupore e compassione davanti a un paesaggio,uno scorcio,un angolo di città,scoprire nelle cose le relazioni e le somiglianze più profonde con la nostra esistenza.Chissà se anche tu le vedi queste somiglianze,se pensi anche tu che adesso mi commuovo davanti a quella fortezza perché io e lei ci somigliamo.Si le somiglio.E’ lì,che guarda il mare aperto,sembra sempre aspettare qualcosa che arrivi da un momento all’altro all’orizzonte,sperando sempre di non doversi difendere,di non vedere abbattere le sue mura e rifarle sempre più alte attacco dopo attacco,sconfitta dopo sconfitta.Io mi sento così,sento di aver innalzato nel tempo le mie difese,di aver subito sconfitte,di aver aguzzato la vista per scorgere all’orizzonte nuovi possibili attacchi,e contrastarli in tempo.Queste mura sono la mia difesa,la mia difesa contro di te,anche se non avrei mai voluto posare la prima pietra.Chissà se ti accorgi che ci sono,oppure si confondono,si mimetizzano nei miei gesti,così come questa Rocca si confonde quasi con le forme del terreno.Vorrei che provassi anche tu le mie stesse emozioni ora,ma non ho il coraggio di chiedertelo,e in fondo se ci penso bene non è poi così importante,sono felice di essere qui con te,e questo conta più di tutto.La giornata è passata in fretta,abbiamo fatto visita nel pomeriggio a Porto Ercole,con la sua pittoresca marina con le case dei pescatori e a Porto S.Stefano nella parte settentrionale del Monte Argentario che è il centro maggiore del promontorio, passeggiando tra le barche attraccate al molo.Abbiamo cenato in una piccola pizzeria,ripercorrendo le immagini e le sensazioni della giornata.Ho pensato che questo piccolo promontorio così prezioso è stato una splendida scoperta,uno spettacolo che non mi ha annoiato nemmeno per un attimo.Ho pensato ai suoi paesaggi,al verde intenso degli arbusti e degli alberi che decoravano le strade,al mare,all’antico borgo di pescatori di Porto Ercole,alle numerose torri che costellano il suo perimetro.E mi sono accorta che eravamo a sole due ore da Roma e che era bello adesso passare queste due ore in macchina vicino a te.Ed ero felice.Di aver scoperto un luogo così sorprendente.E di essermi sorpresa ad aver riscoperto te.
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