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L'indiscutibile femminilità dell'uva e dei suoi succhi

di darioagainst Contatta l'autore

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Sono nato e cresciuto nel Mugello. Il Mio Mugello ha fatto da culla a ogni vicenda della mia vita: era lì, con la sua presenza impercettibile ma determinante, nelle prime corse in bicicletta, nelle innocenti marachelle di un bambino, nei momenti delle grandi scelte responsabilizzanti.
La scuola superiore, il primo amore, le pazzie col motorino, la patente. Tutti gli atti del mio dramma hanno avuto come sfondo la scenografia meravigliosa della valle che, come un tappeto rosso per le persone importanti, si stende ai piedi dell'appennino tosco-emiliano.
Profondo e carnale è il rapporto che mi lega alla mia terra, e alla mia campagna soprattutto: un amore sensuale, intensa passione insieme con la dolce tenerezza. E' un sentimento che rievoca l'indissolubile unione con tutte le donne della mia vita: mamma, babbo, e la mia Claudia. Non che mio padre sia una donna... Ma la paternità è un rapporto tutto femminile!

Da quando ho iniziato ad appassionarmi al vino, cerco di cogliere ogni occasione per visitare vigne e cantine. In ogni paese, regione, nazione mi trovi, si fa sempre più forte in me la tentazione di scoprire aziende agricole, produttori e contadini per capire quale meraviglioso frutto abbiano da proporre ai miei sensi.
E ho capito subito che quello che accomuna i vignaioli più capaci è proprio quel legame indissolubile e pieno di reciprocità col proprio terroir, quella passione incontrollabile che li porta a cercare in ogni modo di valorizzare il loro angolo di paradiso, di far esprimere nel modo più elegante quel che la natura ha avuto la gentilezza di offrire loro. Anche a costo di enormi sacrifici. Ma questo a loro non importa: l'amore vero è totale dedizione!
Così, ogni volta che esco nelle mie campagne, mi domando perché a me non sia stato permesso di avere viti a cui dedicarmi, in questa landa umida e nebbiosa, che priva l'uva della dolcezza dei suoi zuccheri, e la impoverisce con eccessi di acidità e carenza di struttura.
Allora capita che, quando prendo i libri e mi rifugio per studiare nel silenzio dei campi che conosco da una vita, mi perda ad ammirare quei paesaggi, e quelle dolci curve che così vive e affascinanti ricordano la figura di una donna, distesa nuda sul letto della Terra. E a quella donna...ecco, a quella donna mi piace alzarle la sottana, spogliarla del suo manto di boschi, sterpi e fronde per immaginare cosa potrebbe esserci, là sotto. E sogno vigne ordinate, come quelle della conca d'oro di Panzano, soavemente scoscese e fieramente esposte al tocco caldo del Sole. Sparse qua e là, vedo case e cantine di pietra, come ce ne sono a Montalcino, nate dalla terra come fossero parte di essa, come se da essa nascessero, affondandovi solide radici. Non esiste struttura meno invasiva di quelle: l'assenza totale di impatto ambientale, il perfetto equilibrio tra natura e artificio.
La femminilità del paesaggio, di tutti i paesaggi che si possono vedere o anche solo immaginare, è presente anche nei vini che in quei contesti nascono ed evolvono. Il vino è una donna, così come la terra da cui nasce. E cos'altro è una donna, se non pura poesia? Poesia in cui ogni parola sfuma nelle altre. Labbra, bocca, mani, seni... tutto questo m'inebria quando, profondamente, posso respirarlo, accarezzarlo, viverlo in tutta la sua essenza, che esplode dentro di me, in un brivido... Vino, Donna, Natura: pura poesia. Ogni parola potrebbe esprimere mille significati, eppure tocca tutti i lettori allo stesso modo: nelle corde più profonde dell'anima. Ogni singola caratteristica, ogni singola unità si intreccia e si fonde con le altre per dar vita a una grazia seducente, unica e irripetibile, e impossibile da ridurre alla semplice somma degli elementi che la compongono.

Solo l'uomo, purtroppo, ha il potere di turbare questa splendida armonia. Così hanno fatto per secoli i maschi, sopraffacendo la grazia femminile; così hanno fatto i promotori dell'Alta Velocità, usurpando il mio Mugello, e così fa ogni produttore quando, insensibile alla suadenza, priva il vino del suo contatto viscerale col territorio.

Quando mia madre mi disse che un Pinot Nero prodotto nel Mugello, anzi proprio a San Piero, era stato considerato il migliore in Italia da una delle super-Guide che annualmente c'insegnano quali sono i vini da bere e quali invece quelli da non considerare, la presi per la solita non-addetta ai lavori: “com'è possibile, ti sarai confusa! Non conosco nessun vignaiolo capace di tirar fuori qualcosa di meno acido della nitroglicerina, da queste parti, e se qualcuno avesse avuto in cantiere un prodotto di questa portata ne sarei stato informato, per Bacco!”
Invece no: nessuno m'aveva mai detto nulla e a San Piero, proprio nel campetto da calcio in cui da piccoli giocavamo con gli amici più cari, pieni di volontà ma con i piedi storti come boomerang, proprio fra quei quattro pali che avevano buttato giù tra le nostre imprecazioni, per sostituirli con un'azienda agricola, qualcuno aveva avuto il coraggio di impiantare nuove vigne. Del resto, anche se mi avessero avvertito, la mia risposta sarebbe stata drastica e definitiva: “Pinot Nero in Mugello...con vigne nuove, tra l'altro...bisogna proprio essere matti!!”.
Eppure, a fatti ormai compiuti, con la bottiglia tra le mani, i miei sentimenti erano ben altri. “Un vino nella mia terra: allora si può! E ha raggiunto le vette più alte delle classifiche! Sta a vedere che dal Trentino dovranno venire a comprare qualche ettaro giù da noi, per continuare a competere con la Borgogna!” Cercavo di contenermi, per non perdere la magia del momento, ma la mano correva veloce sull'involucro della bottiglia, avida di curiosità, e con i sogni avevo ormai ricominciato a coprire le colline mugellane di vigneti in fiore. Stap! Il lungo tappo non mostrava segni di deterioramento, e il profumo prometteva bene.

Intanto, a Scarperia al posto dell'autodromo cresceva il Sangiovese...

Versavo nel bicchiere, e i toni porpora cominciavano a intensificarsi. Che bel colore! E' ancora giovane, ma non manca certo di intensità.

Ma nella mia mente, passando dall'A1, a Barberino si vedevano filari all'orizzonte, scoscendere dai crinali fino sul lago di Bilancino, altro che Outlet!

Accostando il naso al bicchiere, con enorme sorpresa, sentivo di tutto, dalla morbida ciliegia e lampone ai toni suadenti, senza eccessi di ruffianeria, di spezie e tabacco. “Sarò particolarmente ispirato”, pensavo, “o forse troppo condizionato”. Ma anche in bocca quel che si notava era l'eleganza, l'equilibrio. “Un po' “ruspante”, certo, ma le vigne hanno solo quattro anni, e del resto cos'altro aspettarsi da un prodotto del Mugello, se non un carattere in qualche modo ribelle?” Ribelle sì, ma con un grande stile.

Così, mentre il fresco sapore dilettava il mio palato, le colline intorno a Vicchio si trasformavano, e i produttori si univano in un consorzio concorrente al vicino Chianti Rufina.

Ma il sogno s'interruppe quando gradualmente il sapore, per quanto persistente, andò sfumando, e lasciò spazio alle riflessioni: “ma come avranno fatto a fare un vino così in soli quattro anni? Sarà questione di soldi? O l'enologo è veramente riuscito a strappare a questa terra umida le doti che da tempo nascondeva sotto la nebbia?” Mah! I dubbi rimanevano, ma l'orgoglio riusciva a sedarli.

Adesso, finalmente, potevo andarmene in giro per vigne e per cantine senza quel fastidioso senso d'invidia, per dedicarmi soltanto ad ammirare le differenze, le sfumature, e l'insondabilità dei rapporti tra uomo e terra. Adesso, finalmente, potevo capire in prima persona cos'è quel campanilismo con cui ogni vinificatore tratta la propria zona e il proprio prodotto. Non è pubblicità, né incapacità di vedere oltre il proprio naso: è sano orgoglio per ciò che nasce dalle proprie mani, per quello che viene partorito dalla propria terra. E' amore vero. Così deve sentirsi una mamma nei confronti del proprio figlio; sangue del suo sangue. E così si sente l'uomo quando è attratto da una donna: incredulo e tremolante, ma infinitamente affascinato e pieno di una strana, immensa voglia di scoprire.

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