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Quando la storia scende in piazza: il Palio di Siena
di pegghy
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Quando la storia scende in piazza : il Palio a Siena

Siena è una città da sempre piena di turisti. L’afflusso è motivato dalla presenza di monumenti significativi, dalla piazza a forma di conchiglia, dalla sua struttura viaria di stampo medievale che prevede vicoli stretti fiancheggiati da molti negozi, in cui è possibile trovare anche oggetti di artigianato locale e dal Palio.
Il giorno del Palio il turista si trova davanti un mondo sconosciuto, un entusiasmo misterioso e scatenante che ha per simbolo una piazza unica al mondo per scenografica bellezza, un corteo di figuranti che raccontano la storia della loro città tra un luccicare d’armi e uno sventolio di bandiere manovrate da abilissimi Alfieri.
Ma lo spettacolo che fa sprigionare l’adrenalina, è la corsa vera e propria. Novanta secondi di follia collettiva, vissuti senza fiato da un’immensa platea che tiene il cuore in mano per paura che gli si spezzi in petto nel tumulto dell’emozione. Una corsa sfrenata, violenta, impetuosa, in cui tutto è possibile e tutto permesso, la scudisciata al rivale, le nerbate al cavallo perché riesca a conquistare il cencio ( il palio con l’immagine dell’Assunta. Il premio di un intero anno di preparazioni ). Il termine Palio invece deriva da Pallium, un drappo di forma rettangolare che veniva donato al vincitore della gara.

Quando e perché è iniziato il Palio? E perché solo questa di Siena è rimasta una manifestazione a livello internazionale ?
Secondo alcuni storici fu in ricordo della famosa battaglia di Montaperti ( 1260) che i Senesi decisero di indire il Palio.

Nel Medioevo i palii erano molto frequenti e si organizzavano per ogni occasione e non sempre erano condotti secondo le regole. Al termine della contesa si potevano contare caduti e feriti gravi.
Il Campo di Siena era sempre stato teatro di gare, giostre, contese. Insomma uno spazio ludico. In passato si correvano 4 palii all’anno ( marzo, luglio- palio dell’Assunta - , agosto, novembre ). L’unico di questi palii religiosi fu quello dell’Assunta. Le prime corse si correvano in luoghi differenti e talvolta a partire dal fuori le mura.
C’erano così due palii: quello alla lunga e quello alla tonda che si correva nella piazza centrale. Per vincere occorreva ritornare al punto di partenza.

Il Palio moderno iniziò in seguito ad un episodio avvenuto durante l’occupazione fiorentina e spagnola della città. Verso la fine del ‘500 una famosa Pietà conservata in un tabernacolo fu oltraggiata da un soldato spagnolo, che, forse in preda all’alcool, sparò alla statua, rimanendo però ucciso dall’esplosione del suo stesso archibugio. Per onorare la Vergine si cominciò a celebrarne l’anniversario. Tra le varie celebrazioni ci fu appunto il Palio, che nel ‘600 diventò regolare e fu fissato al 2 luglio, in onore della Madonna di Provenzano, mentre il 16 agosto è in onore dell’Assunta.
Ma si tennero anche palii straordinari per celebrare fatti storici importanti.

Perché il palio è così fortemente legato alle contrade? Le contrade in realtà sono città indipendenti, stati sovrani. Ciascuna di queste città-stato ha un suo governo, una costituzione, una bandiera, un confine geografico, una chiesa, un museo, un inno, un patrono.
I Senesi sono prima di tutto cittadini della loro contrada, poi di Siena.
Non si nasce a SIENA, ma si nasce in contrada.

Le finanze delle contrade sono costituite da entrate che provengono da forme di autofinanziamento: tombola, feste danzanti, gare sportive, donazioni.

Il giorno della corsa comincia la mattina presto con una messa celebrata la mattina presto dall’arcivescovo del Mangia. È la messa dei fantini.
Poi c’è la cosiddetta provaccia, una corsa sul campo a velocità ridotta, in preparazione della tattica da tenere durante la corsa vera e propria.
Nel primo pomeriggio le comparse e le delegazioni ufficiali che compariranno nel corteo storico scortano il fantino ed il suo cavallo nell’oratorio della contrada per la benedizione.
Ogni contrada celebra per suo conto questa toccante e curiosa cerimonia.
Forse la cerimonia più difficile è la benedizione del cavallo. La chiesa in questa occasione è stracolma di turisti e di curiosi, ma guai a toccare il cavallo, sarebbe una vera iattura.
Ma l’auspicio migliore è quello di dare al cavallo il beverone all’ora stabilita. Si tratta di una sostanza stimolante con vitamine, o caffè.

Poi arriva il grande momento del corteo: la grande parata va dal Duomo al Campo, secondo un ordine prestabilito. Il passo cadenzato delle comparse, il rullo ritmato dei tamburi, la maestosa sfilata dei Capitani nello loro luccicanti armature, sono la premessa all’esplosione finale.
Ma il corteo storico sono anche la rappresentazione simbolica della storia secolare della città.
Per rendere più solenne questa entrata, comincia a risuonare il campanone della Torre del Mangia, il Sunto. E il campanone suonerà, con il suo bronzeo battente, fino alla conclusione del corteo.
Un’immagine particolare e insolita nel grande corteo storico sono i 12 ragazzini in costume rinascimentale che rappresentano la città di Siena.
Sono disposti in due file e hanno in mano due lunghi festoni d’alloro, simbolo dell’onore che spetta al vincitore.
Il carroccio è un carro di trionfo che viene accompagnato da una fanfara di chiarine. È di legno intagliato con ricchi pannelli dipinti e tirato da 4 splendidi buoi bianchi condotti da altrettanti bovari.
Quasi certamente il carroccio è collegato alla famosa battaglia di Montaperti, nel corso della quale i senesi riuscirono a catturare il carroccio del loro secolare nemico. La più grande umiliazione per i guelfi fiorentini.

Il corteo dura due ore circa. Lento, solenne, grandioso. Intanto si è fatto pomeriggio inoltrato ed il sole che prima picchiava implacabile e invadeva la piazza, adesso la illumina a metà, per cui la piazza assume i colori bianco nero della bandiera di Siena.

A questo punto inizia la corsa. I fantini ricevono il frustino ( nerbo che è l’organo sessuale allungato e disseccato di un vitello non ancora svezzato ).
Il nerbo serve non solo a spingere il proprio cavallo, ma anche a colpire i fantini avversari , che per questo motivo portano un elmetto metallico.
Si tratta infatti di una corsa frenetica, furiosa, a pelo, scatenata.
I brividi di questi novanta minuti sono le due curve pericolose, spesso infauste. La curva di San Martino e quella del Casato.
Sulla prima un muretto di materassi può attenuare il disastro della caduta; nella seconda, se sgroppati, si può fare un volo addosso agli spettatori.
Ma la regola principale della corsa è: basta che arrivi il cavallo, “ scosso” .

I fantini conoscono tutti i trucchi, e le malizie per creare una situazione favorevole per sé. Talvolta decidono di cadere a proposito per dare al cavallo la possibilità di arrivare.
Un aneddoto racconta di un cavallo vecchio che conosceva bene il percorso, ma non avrebbe vinto se sosteneva il peso del fantino. Così gli venne costruita una briglia fatta di cartone colorato, in modo da somigliare al cuoio. Il fantino doveva cadere subito dopo la corsa. Gli avversari cercarono di fermare il cavallo tirandolo per la briglia, ma invano.
Il cavallo, secondo la cronaca, vinse scosso.

I festeggiamenti della vittoria durano molto nella contrada. Alle cene seguono altre cene. Al cavallo si dipingono d’oro perfino gli zoccoli e viene addobbato con nastrini, fiocchi, fazzoletti coi colori della contrada.

Un’ultima curiosità: il turista che si trova in quei paraggi dopo la corsa può incontrare uomini con il ciuccio in bocca, mentre le donne se lo tengono legato al collo.
Nessuna meraviglia: si tratta di contradaioli che festeggiano la loro contrada appena rinata.

Granieri Pia
Perugia 29 – 02 – 2008



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