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Ed eccomi che sono tornato! Di nuovo a capo di questa nave carica di smog e di isterie.
Un Jack Sparrow di città che sempre più a stento riesce a sentirla come sua.
Una settimana di vacanza sulle Dolomiti e tutto il mondo sembra lontano o addirittura inesistente se non per qualche irruzione di telegiornali o quotidiani, data svelto svelto un occhiatina tanto per non restare lontano dagli orrori quotidiani.
Intanto era impossibile restare fuori dalle commemorazioni per l’11 settembre; giustamente perché da quel giorno il mondo è cominciato ad impazzire.
Ho cercato di restarne fuori, almeno per una settimana, cercando nel sole e nei monti quella pace che a stento riesco a trovare nella mia vita nonostante gli sforzi.
Le lunghe camminate sui sentieri nel silenzio del vento tra gli alberi o il canto degli uccellini; qualche sporadica grida di bambini o il suono del fiume che scivola a valle.
I molteplici colori dei parapendii che puntellavano di colore l’intenso azzurro del cielo solo a volte macchiato da nuvole bianche piccole come sbuffi di fumo.
Nella pace di una piccolissima cappellina nascosta dagli alberi nei pressi del rifugio Gardeccia a 2200mt di altezza ho pregato Dio.
Poi mi sono accompagnato ad una ciotola di yogurt con noci e miele.
Seduto su una panchina di legno intento a leggere un libro, la colonna sonora era il rantolare del fiume prima che il mio sguardo si distraesse su un ragazzo che sistemava il suo piccolo camper vestito solo di calzoncini corti blu. L’attrezzatura sparsa sul terreno sassoso mi ha fatto capire che era uno scalatore, e i muscoli delle braccia e del torace di certo non lo nascondevano.
Sul sentiero Viel del Pan un gruppo di bambini tedeschi arrampicatosi su una roccia, si sono messi in posa per farsi scattare una foto mentre alle loro spalle giganteggia la pur sempre splendida Marmolada. Nonostante i ghiacci che si ritirano il suo fascino è sempre seducente e quel massiccio biancore riflettente nel sole a picco che a stento, anche con gli occhiali, potevi ammirarlo. Intrepidi scalatori raggiungevano a piedi la cima posta a 3480mt, mentre il silenzio e il magnifico spettacolo non poteva che renderti sereno. Anche la bomba a mano trovata da due operai del rifugio non ha scosso le anime dei presenti accorsi in massa per fotografare questo reperto della prima guerra mondiale.
Un ragazzo austriaco mi ha raccontato di quanto facesse paura innalzarsi in volo con il parapendio, ma che era pari all’eccitazione che si prova volando sopra alberi e case.
Al Passo Pordoi davanti alla statua commemorativa di Fausto Coppi un ragazzo della Rep. Ceca che stava facendo il giro dei Passi in mountain bike si faceva fotografare con il suo mezzo accanto al mito mentre in cima, all’arrivo della funivia, si rovesciavano mandrie di turisti, perlopiù tedeschi dove l’educazione non è di casa.
Con i vigili del fuoco di Vigo di Fassa, sono stato ad uno dei rifornimenti di una corsa ciclistica in mountain bike, la “rampilonga”: un percorso diviso in tre tappe dove la più lunga toccava i 62km di percorso. Il nostro punto di ristoro era posto in cima ad una lunghissima salita (circa 14km), fatta tra i boschi e a circa 15km dall’arrivo. E’ stata un’ esperienza simpatica e divertente stare con loro a riempire bicchieri e borracce di acqua o di enervit mentre con il fiato grosso e gentilezza ti ringraziavano e ti salutavano puntando al traguardo.
Sarebbero ancora tante le emozioni che potrei raccontare anche perché le ho vissute tutti giorni e per tutte le ore ritrovando pace e serenità, tra quegl’alberi e quei massicci, tra la gente sorridente e un panino di fortuna, da una comitiva di romani dove anche tu, totale estraneo, un bicchiere di vino non ti è negato.
La montagna ha la magia di rasserenare gli uomini, di renderli più liberi e più generosi e disponibili.
Perché non portiamo un po’ di noi di come siamo lassù anche quaggiù?

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