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Aveva fatto proprio bene a intortarsi l’addetto alle risorse umane. La sua paga è passata in 2 giorni, da 4 sterline a 7 e mezzo. Tutto quello che doveva fare era guardare passare tennisti e tenniste famosi ma sudati e maleodoranti lo stesso. In due settimane di duro lavoro, dodici ore al giorno con mezz’ora di pausa pranzo, aveva guadagnato 1350 sterline. Non male per un sognatore giramondo di 25 anni. L’idea di lavorare a Wimbledon come security l’aveva avuta da un suo amico che a sua volta aveva captato la "svolta" da internet.

Ora era pronto ad affrontare quello che gli riservava l’estate appena cominciata. Riconsegnata la divisa e presa la paga, esce passando dall'aria condizionata alla calura. Il rumore di un aereo in fase di decollo richiama la sua attenzione, come succede da sempre, fin da quando era piccolo. Segue con lo sguardo il candido velivolo fino all’orizzonte, lì nel punto dove l’aria calda in salita lo sfoca in un bollente e traballante miraggio. A Londra e nel sud dell’Inghilterra in genere, il clima ha subito un tune up, come se il dio che lo regola avesse agito su una manopola, sogghignando e continuando a mangiare pop corn. Quel giorno, il 4 luglio, il sole lassù non vedeva l’ora di rosolare quegli incauti rosei sudditi di sua maestà che ne avrebbero goduto a piene mani, e sofferto di rossori integrali.

Guido pensava al mese passato da suo fratello a Tignes, in Savoia, Francia, dove si surfa tutto l’anno, anche d’estate. Il ginocchio era progressivamente migliorato, fino a potergli permettere di ricominciare a solcare le candide semideserte piste. Già, il ginocchio…le piste…la neve…l’Italia…Courmayeur. Ora il suo sguardo arrivava oltre l’orizzonte, i suoi occhi fuori fuoco. Come se cercasse di percepire uno stereogramma ritraente gli eventi trascorsi nella stagione invernale. Il famoso “thousand yard stare” in inglese, lo sguardo di chi ripensa al bel passato.

Pensava all’ultimo magico giorno nella fresca polvere, quando a metà aprile Re Chaos aveva voluto regalare a lui e gli altri marrani, una giornata di cielo blu e neve luccicante. Un sollievo momentaneo; un brivido percorre la sua spina dorsale, nella canicola soffocante di south east London. Guardali, tutti e 4, mentre sverginano la liscia parete dello Youla nero con le loro tavole, spruzzando in sbuffi bianchi tutta la loro gioia ad ogni curva. Poco importa se alla fine di quella splendida mattinata, il suo cliff preferito avesse voluto tradirlo, incriccandogli l’altrimenti agile e flessuoso ginocchio destro.

Una giornata bellissima lo stesso, celebrata intonando la colonna sonora della “barzelletta ambulante crew”. Che cosa fanno uno svedese, un inglese, un italiano e un olandese su una funivia? Cantano “Counting flowers on the wall…” fregandosene degli sguardi snob dei pettinati del week end. Loro non potrebbero capire.
Dall’altra parte dell’oceano, verso ovest, i “cugini” yankees festeggiano la loro festa nazionale in un’orgia di nazionalismo feroce, mitigato a suon di buoni propositi che non bastano a salvare il mondo. Guido ha abbastanza soldi per continuare a sognare ancora per un pò. Vuole fare lo scrittore lui, e ne ha certamente la stoffa. Il pensiero di rintanarsi a vivere in una città e lavorare dalle nove alle 5 vestito come un pinguino lo terrorizza, da sempre.

Trilla e vibra il suo telefono cellulare. Un messaggio di Johan lo svedese lo invita a passare tutto il tempo che vuole a bordo della sua barca bordeggiante nell’arcipelago a est di Stockholm. Proprio quello che cercava, si disse. Grande Johan.
Gli viene in mente “Insomnia”, starring Pacino e Williams, dove quest'ultimo impersona uno scrittore omicida, impazzito in Alaska per via del sole di mezzanotte e l’insonnia che ne può derivare. Il pensiero lo turba per un attimo, ma sa bene che in lui il segno “+” non è mai intermittente. Su quella barca godrà della luce e del tepore dell’estate scandinava, pensando ad un viaggio ai confini del mondo. Cullato dalle onde, unirà punti su moderni portolani con sghembe ma sicure linee rosse.

Dovreste vederlo il sole che sorge all’una di notte sul mar Baltico. Sono tutti svegli li sul ponte della goletta. Johan prende la chitarra classica. Uno sguardo, un ghigno e un pizzico alle corde basta per cominciare ad intonare:
“…Countin' flowers on the wall/That don't bother me at all
Playin' solitaire 'till dawn with a deck of fifty-one/Smokin' cigarettes and watchin' Captain Kangaroo
Now don't tell me I've nothin' to do”.

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