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Grosse Alpenzù

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Fra i gioielli della valle di Gressoney, il villaggio di Grosse Alpenzù narra l’incanto di tempi antichi; un terrazzo erboso sospeso a picco sulla valle, più in alto, i cupoloni ghiacciati del Lyskamm.
I verdi pianori dei pascoli affacciati sulla valle disegnata dall'azione degli antichi ghiacciai, accolgono il villaggio di Grosse Alpenzù con le sue poche case che sanno regalare un grande senso di serenità e raccontare della vita dura e faticosa dei discendenti di quegli alemanni che con un’impresa epica raggiunsero e colonizzarono le vallate del Monte Rosa. Genti di origine germanica sul finire del Medioevo mossero verso le Alpi; superato il colle del Teodulo (3300 metri) con famiglie, bestie e masserizie, s’insediarono nella valle di Gressoney. Nei nuovi territori, i Walser continuarono a parlare la loro lingua conservando abitudini e tecniche costruttive. Disboscarono i pendii dando vita a verdissimi pascoli e dorati campi di segale. Al riparo da frane e valanghe, nelle zone ben esposte al sole, edificarono i loro villaggi, piccole comunità completamente autosufficienti. Grosse Alpenzu, uno dei più antichi insediamenti walser della valle di Gressoney e sino a pochi anni fa abitato tutto l’anno, è collocato sul percorso che collega il fondo valle al passo di Pinter, importante via di comunicazione con la valle di Ayas. Le dodici case del minuscolo borgo, datate dal 1668 al 1824, sono raccolte attorno alla cappella. Dalla via centrale, stretti viottoli si diramano verso gli edifici disposti a pettine per evitare la caduta della neve sugli angusti passaggi.
Il villaggio di Grosse Alpenzù non è raggiunto da una strada, ma da una teleferica per il trasporto dei materiali e da un ripido e largo sentiero a balcone sulla vallata che sale nel bosco di larici con panoramiche vedute sui ghiacciai del Monte Rosa. La bianca chiesetta di Alpenzù, che sovrasta il percorso per quasi tutta la salita, accoglie il visitatore all’entrata del villaggio: edificata nel 1663 su progetto di Guglielmo Zumstein, è dedicata a santa Margherita. Una stradina sfila fra le antiche costruzioni che costituiscono il borgo: tipici stadel, granai o fienili realizzati interamente in legno che poggiano su curiosi e ingegnosi sostegni a forma di fungo, mostrano la bellezza dell’architettura walser. Fra questi vi era un mulino e una conceria famosa fra i cacciatori della zona per la confezione di pellicce.

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