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A Morgex la storia parla attraverso i particolari architettonici delle sue nobili dimore e della chiesa parrocchiale con il suo ardito campanile che si staglia sullo sfondo delle cime più alte e solenni delle Alpi.
Incastonato nella piana solcata dalla Dora Baltea che si apre a ventaglio verso la lontana visione del Monte Bianco, coronato da pendii montuosi ricoperti di fitti boschi secolari, il territorio di Morgex, “cuore della Valdigne”, è custode di tesori inestimabili. Storia e natura da tempi antichissimi si sono alleati nel plasmarne il paesaggio. Il borgo racconta del passaggio di armate e di pellegrini che intraprendevano il lungo viaggio verso Roma e Gerusalemme, la terra di preziosi vigneti cuciti a ridosso dei monti.
Sembra che già in epoca romana l’antico borgo fosse il centro della vita amministrativa della Valdigne, il vasto territorio situato a monte della piana di Aosta, oltre la stretta e suggestiva gola di Pierre Taillée, vera e propria porta sul grandioso anfiteatro naturale della Valdigne. Sviluppatosi lungo il tracciato dell'antica strada che saliva al colle del Piccolo San Bernardo e raggiungeva la vicina Francia, Morgex porta nel territorio i segni di un passato fatto di transiti e di scambi commerciali. Le case del borgo sfilano lungo l’importante asse viario sul quale si innestano vie e viuzze che si intrufolano e si snodano fra le antiche dimore ove trovava posto anche un ospizio che garantiva rifugio ai viandanti almeno sino al XVIII secolo. Nel medioevo, il suo territorio, sottoposto alla giurisdizione dei conti di Savoia, era diviso in tanti piccoli feudi con nobili famiglie che hanno lasciato importanti testimonianze come la Tour de l’Archet nel centro del borgo, il castello Pascal a La Ruine e la casa forte Bozel al Villair.
Nel centro del borgo, accanto ai portici ottocenteschi dell’edificio municipale, si innalza la prestigiosa chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, l’edificio di culto più antico di tutta la Valle d’Aosta. Il suo interno custodisce arredi e opere d’arte di straordinario valore come l’imponente altare barocco o gli affreschi romanici che decorano la piccola cappella in fondo alla navata sinistra. Secondo la tradizione, san Pietro durante il suo viaggio nelle Gallie si sarebbe fermato anche a Morgex dove nacque il primo centro cristiano della Valle. Accanto alla chiesa, il bel campanile romanico voluto dal parroco Pietro Gillaren; sulla cuspide, rivestita di lamine di rame, si alza una croce protetta da un gallo di ferro battuto. Nel 1910 la parrocchiale fu riconosciuta dal Ministero della Pubblica Istruzione Monumento Nazionale. Collegata alla chiesa, per mezzo di una galleria sospesa, è la bella casa parrocchiale dalla quale si dipana la via che raggiunge piazza della Repubblica dove capeggia il monumento ai partigiani. La via serpeggia fra antichi edifici e la Tour de l’Archet appare poco lontano con le sue imponenti mura in pietra. La torre, dalla massiccia struttura quadrata, appartenne alla nobile famiglia de l’Archet e risale probabilmente al X secolo. Il complesso conserva finestre e porte adornate da architravi a chiglia rovesciata, resti di affreschi e gli stemmi araldici della famiglia de l’Archet e di Casa Savoia. La torre primitiva, le cui mura raggiungono uno spessore notevole, fu progressivamente circondata da altri edifici che ne invasero il cortile delimitato da una cinta muraria. Una seconda cinta muraria doveva, con ogni probabilità, inglobare l’intero borgo. La strada raggiunge la via principale, di fronte il Viale della Stazione. La stazione ferroviaria di Morgex fu realizzata, come tutte quelle presenti lungo la linea Aosta-Pré-Saint-Didier, in pietra a vista e legno secondo il modello della cascina l’Ola di Introd, splendido esempio di architettura rurale valdostana. La via principale, che riconduce alla piazza della chiesa, è un susseguirsi di edifici gli uni stretti agli altri; i portali in pietra, i balconcini in ferro battuto o le lunette che sovrastano i portoni d'accesso ricche di date e monogrammi, particolari preziosi tutti da scoprire, raccontano di un antico splendore che si è conservato attraverso i secoli.
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