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LA VENEZIA IN MINIATURA
Uberto Tommasi

La leggenda racconta che fu Caterina Cornaro, regina di Cipro a donare le sei formelle che costituiscono la Pala d’oro situata nel Duomo di Caorle. Il simulacro della Madonna, giunse dalla Chiesa della Salute fino al Santuario, coperto da reti da pesca per ricordare l’avvenimento miracoloso.
La “Scogliera viva” è formata da massi di trachite posti per fermare l’irruenza del mare e scolpiti da artisti famosi.

Caorle. Raggiungiamo il centro storico, con le sue casette variopinte distribuite fra calli e campielli, che danno l'impressione di camminare in un piccolo scorcio di Venezia. Proprio nel mezzo della città scopriamo il porto peschereccio, testimone della fiorente attività di pesca ed ultimo baluardo della rete di canali che attraversava la città vecchia, ora sostituiti dai "Rio terà" (canali interrati).
L'ornato delle abitazioni ricorda lo stile buranello, con case dai colori sgargianti, un accoppiamento tra linee d'arte povera e colori e materiali vividi che danno un senso di irreversibile mutazione tra antico e futuro, un motivo d'attrazione unico nel suo genere, paragonabile solo alle policrome case di Burano ma, rispetto alle isole veneziane, facilmente raggiungibile dall'entroterra.
Per un momento immaginiamo come doveva essere la città-isola percorsa da canali, attraversati da quattro ponti che, nel tempo, sono stati tombati per lasciar posto alle strade carrozzabili, prima sterrate, poi d'asfalto. Come antico retaggio, tra valli e le barene spuntano ancora i "casoni", tipiche costruzioni di paglia, poste su banchi di sabbia, emergenti solo con la bassa marea e poi rafforzati dall’uomo, con pietre e barriere di canne intrecciate, usate in passato dai pescatori durante il periodo della pesca.
L'identità storica e culturale di Caorle è senza dubbio rappresentata dal millenario duomo e dal maestoso campanile cilindrico che da sempre simboleggia l'immagine della città.
Decidiamo di raggiungere la costruzione che risale all'XI secolo, e che fu realizzata su una pre-esistente basilica paleocristiana, i cui resti sono conservati tutt'ora all'interno del duomo, nel museo annesso e nei giardini della canonica.
Entrando nell'antico edificio, veniamo colpiti dall'imponenza delle 18 colonne collegate da ritmiche arcate, disposte in doppia fila di 9 per parte, con alternanza di pilastri in cotto a colonne marmoree di stile greco.
Passiamo ore ad ammirare i molti preziosi tesori conservati al suo interno e nell'attiguo Museo Liturgico, soprattutto la Pala d'Oro, paliotto di sei formelle provenienti forse da Cipro, donata alla cattedrale, come vuole la leggenda, dalla regina di Cipro Caterina Cornaro nel 1489.
Di pregevole fattura anche le sei tavole in stile bizantino raffiguranti gli apostoli, rimaste dall'iconostasi del secolo XIV, attribuite alla Scuola di Paolo Veneziano. E ancora "L'Ultima Cena", una tela del 1672 del pittore Gregorio Lazzarini. Tra i reperti lapidei romani, l'ara del I secolo a.C. della famiglia Licovi, che costituisce il basamento dell'altare del Santissimo.
Uscendo osserviamo la maestà del campanile, da sempre simbolo della città. Alto 48 metri e di forma cilindrica, è stato edificato pochi decenni successivi alla cattedrale, all'incirca nell'anno 1070.
Lasciato a malincuore il luogo decidiamo di visitare, sulla costa, il Santuario della Madonna dell'Angelo, ricostruito nel XVII secolo su una preesistente chiesa di pianta basilicale, e ristrutturato nel 1944. Di antica data é la devozione alla Madonna dell'Angelo, tanto amata dai caorlotti; la tradizione racconta che il simulacro della Vergine arrivò per mare, su un "pozzetto" marmoreo galleggiante (custodito nel santuario) che solo dei bambini riuscirono a sollevare e trasportare nella vicina chiesa dedicata a San Michele Arcangelo (di qui il titolo "Madonna dell'Angelo"), laddove invece i pescatori che l'avevano trovata fallirono. La scena di questo ritrovamento portentoso decora parte dela volta dell'odierno santuario. Tragica fu la vicenda che, il 31 gennaio 1923, portò alla distruzione del venerato simulacro, bruciato ad opera di ignoti ladri sacrileghi; gli scultori della val Gerdena scolpirono dunque un nuovo simulacro ligneo (quello attuale) che giunse a Caorle dalla Basilica della Salute a Venezia ricoperto da reti, per rievocare il ritrovamento di quello antico.
Terminata la visita ai templi arriviamo alla "scogliera viva" i cui scogli che la compongono sono scolpiti e decorati molto accuratamente da artisti provenienti da tutto il mondo, grandi maestri che si riuniscono nel mese di luglio per dar vita alle proprie meravigliose opere. Quest'arte "naturale" percorre tutto il lungomare creando così un meraviglioso effetto stagliandosi sulla scenografia del limpido mare situato alle sue spalle. La scogliera viva è diventata perciò il simbolo di Caorle e meta prediletta della maggior parte dei turisti che approdano nel paese appositamente per ammirare tali spettacoli che lasciano veramente senza fiato.
Sospesi tra l'orizzonte marino e la massicciata di protezione da quell'affascinante mondo liquido, dei segni della creatività umana aspettano pazientemente l'opera del tempo, del sole e dell'acqua per dissolversi in quella sabbia che, come un fiume solido, segna la costa di Caorle, antico e splendido borgo lagunare.
Scogliera Viva è il nome della manifestazione che si perpetua già da oltre dieci anni, come il concorso internazionale di scultura con utilizzo dei massi di trachite che servono a difesa del borgo cittadino, dove gli scultori si mettono alla prova utilizzando strumentazione diversa dal solito scalpello per creare delle opere che resteranno esposte nel museo all'aria aperta della scogliera.
Una serie di sculture di artisti famosi che hanno inciso direttamente i grossi massi posati per frenare l'irruenza ed il vigore dell'Adriatico, mare docile, ma pur sempre forza della natura. Le opere si aggiungono di anno in anno e ricoprono numerose già buona parte del rettilineo per un paio di chilometri.





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