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Barcellona tra terra e cielo
Aspettavo quella nave con curiosità e scetticismo, troppe ne avevo sentite sulle crociere, per ingannare l’attesa prima di imbarcarci andavo in giro per il porto di Napoli fotografando di tutto, i miei movimenti erano così frenetici da destare in qualcuno della sicurezza il sospetto che fossi una terrorista, così appena mi accorsi che stavo infastidendo gran parte degli sconosciuti compagni di viaggio, mi misi in cerca di mio marito, sposato da due giorni e già svanito in quella coda interminabile di gente per registrare le valige. Alquanto infastidito lo vidi spuntare tra la folla con una lunga striscia adesiva di color oro, “da non confondere con quella gialla” mi disse, su cui dovevamo indicare chiaramente il nostro nome e cognome e attendere il nostro turno. Per infondergli un po’ di entusiasmo pre-viaggio di nozze gli proposi di andare a guardare... e a fotografare, la bellissima nave che ci avrebbe condotto verso posti meravigliosi e diversi senza spostarci dalla nostra cabina, minimo sforzo massima soddisfazione, e fu così che finì per subire le mie pose da star anni cinquanta sul ponte. Finalmente ci imbarcammo e mi vidi consegnare innumerevoli fogli e depliant con l’intero itinerario in più lingue. Sfogliai in fretta per arrivare alla descrizione dell’unica vera meta che mi interessasse, l’intero viaggio scelto solo per salutare quella città, Barcellona, non mi interessava nient’altro volevo solo vedere la Sagrada Familia. Per tre lunghi anni non avevo fatto altro che leggere ed imparare tutto ciò che la riguardasse, ritagliavo accuratamente le immagini della facciata neogotica e le raccoglievo ordinatamente sulla mia scrivania, nella mia camera di bambina, ma il mio interesse non era solo puramente culturale.
Il quarto giorno di navigazione arrivammo nel capoluogo della Comunità autonoma della Catalogna, Barselò, dinanzi a noi il monumento a Cristoforo Colombo ci accoglieva con il braccio teso e un piccione sulla testa, dopo aver visitato il Barrio Gotico il nucleo storico della città e l'Arco di trionfo, attraversammo la Rambla con l’entusiasmo di bambini che vedono per la prima volta il luna park, salutammo cordialmente ogni negoziante che richiamasse la nostra attenzione e prima ancora di rendercene conto eravamo stati inghiottiti in un turbinio di cappelli, abiti e souvenir di ogni tipo, ne uscivamo ubriachi di adrenalina, parlottando uno spagnolo improbabile e con un sorriso ebete stampato sul volto.
Dopo una estenuante passeggiata ridacchiando di tutto quello che avevamo sentito e cercato di ripetere con la pronuncia peggiore che potevamo, ci accorgemmo di esserci persi nell’intreccio di vie strette e tortuose che fanno da margine alla Rambla, e il tempo a nostra disposizione per la visita alla città stava per scadere, la felicità di essere lì mi aveva distratto dal desiderio che da tempo volevo realizzare, dal motivo che mi aveva spinto a decidere di visitare Barcellona senza guida, un misto di attrazione e paura mi coglieva in quel momento, dovevo vedere la Sagrata Familia eppure tergiversavo, lo avevo promesso a me stessa e in un certo qual modo a lui, Alessandro la ragione del mio viaggio. Alla ricerca disperata, il desiderio incalzante di vedere quella Cattedrale, quella facciata della Natività, così come mi era stata raccontata e allo stesso tempo l’ansia e la paura di arrossire, di scoppiare in lacrime, e mentre con il cuore in gola pensavo a tutto questo, eccola apparire, bellissima nella sua fantastica struttura monumentale, nella sua imprevedibilità armonica. Tutto ad un tratto il mio corpo non aveva più alcuna consistenza, i miei occhi lasciavano il mio viso per raggiungerne la cima, mio Dio eccola, lì c’era tutto, tutto ciò che avevo letto e osservato per anni da una cartolina, e c’era una parte di lui, un istante seppure infinitesimale, un sorriso, uno sguardo, un ricordo. Alessandro mio cugino era stato lì e io dovevo esserci, dovevo ricongiungere quelle parole, quelle sensazioni a quei luoghi perché sarebbe stato come ad un tratto riunire noi due in un universo metafisico fuori da ogni legge scientifica e razionale, in un mondo neutrale tra la vita e la morte, tra terra e cielo.
Il mio volto serio subiva lo zoom della videocamera, mio marito continuava a riprendere la mia faccia e la gente mi passava davanti, mi urtava, ma io niente, sorridevo a quelle scale, a quelle mura come fossero vecchi amici ritrovati, come se lui fosse rimasto sempre lì, ad aspettarmi. E invece no, se ne era andato per sempre due estati prima su una strada che dalla discoteca porta al campeggio che aveva scelto per le vacanze, le sue vacanze premio per il diploma, le sue ultime vacanze. Tornammo alla nave, per tutta il tragitto non dissi una parola, svuotata, la mia missione si era compiuta, il ritorno con una partenza.
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